Confessione senza prete e messa senza fedeli, la Chiesa dibatte

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Città del Vaticano, 20 mar. (askanews) - Confessione senza prete, comunione senza ostia, messa senza fedeli: l'emergenza coronavirus proietta la Chiesa cattolica mondiale in una nuova dimensione. E se le immagini del Papa che si reca a piedi pellegrino al crocifisso miracoloso della chiesa di San Marcello al corso, in una Roma semi-deserta, monopolizzano l'attenzione mediatica, la vita sacramentale di centinaia di milioni di fedeli è al centro di dibattiti, e a volte diverbi, non meno significativi.

In Italia, la Conferenza episcopale italiana, in modo non poco sofferto, ha deciso la sospensione delle messe. Una scelta responsabile - che arriverà prevedibilmente a coprire la settimana santa e la Pasqua, per la prima volta a porte chiuse - che ha suscitato malumori e critiche. Ed ha rimescolato la tradizionale geografia politica del cattolicesimo: con argomenti, toni e significato molto diversi, infatti, hanno criticato questa decisione tanto l'ala più reazionario (uno tra tutti, l'ex nunzio apostolico Carlo Maria Viganò, da mesi alla macchia dopo aver chiesto le dimissioni del Papa, che ha denunciato una "tragica sudditanza della Chiesa nei confronti di uno Stato che si adopera e si prodiga in tutti i modi per distruggere l'identità cristiana della nostra Italia, asservendola a un'agenda ideologica, immorale, nemica dell'uomo e della famiglia, mondialista, malthusiana, abortista, migrazionista, che vuole la distruzione della Chiesa, e non certo il bene del nostro Paese") quanto intellettuali progressisti della levatura di Alberto Melloni, padre Enzo Bianchi, Andrea Riccardi. Che hanno intravisto il rischio di accentuare la solitudine di tanti fedeli e di sottomettersi, troppo burocraticamente, alle decisioni dello Stato.

Questione delicata, perché, oltre alla funzione sociale che svolge la vita comunitaria e parrocchiale, "i riti cristiani sono, originariamente, la forma più semplice e più originaria della nostra vita, della nostra coscienza, della nostra fede", ha spiegato il liturgista Andrea Grillo, Professore ordinario presso Pontificio Ateneo Sant Anselmo. Se tutto questo, per ragioni contingenti diventa impossibile, non ci si può consolare sminuendo il ruolo della azione rituale, come ha fatto la volpe con l'uva irraggiungibile. Né si può pensare di consolarsi con pratiche individuali o private. La massima condivisione possibile: questo dovrebbe essere il fine. Ben sapendo che partecipare liturgicamente e condividere sui social media non può essere la stessa cosa".

Grazie ai social network, in effetti, è tutto un fiorire di iniziative: messe web, celebrazioni in streaming, app di sussidi per la preghiera e via dicendo. Il Papa per primo trasmette ormai - messe mattutine, udienza generale del mercoledì, Angelus domenicale - tramite internet. Ma sempre Francesco si è subito posto la questione dei sacramenti. Ed ha dato, in questi giorni, due indicazioni che possono sorprendere chi non si è addentrato nelle eccezioni già previste dal catechismo.

La comunione, innanzitutto, è possibile farla in forma "spirituale". In tempi di "digiuno eucaristico", come ha avuto a spiegare l'arcivescovo Agostino Marchetto, può consistere in questa formula: "Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore". E' una pratica che richiede motivazioni straordinarie ma - come del resto anche il "battesimo di desiderio", impartito da un genitore nell'impossibilità di andare ad un fonte battesimale - è possibile ai tempi del coronavirus.

Quanto al sacramento della riconciliazione, meglio noto come confessione, la Penitenzieria apostolica ha chiarito, oggi, che è possibile, per i malati, più o meno gravi, specie in zona rossa, la prassi, straordinaria ma prevista dal catechismo, della "assoluzione collettiva". E il Papa stesso ha indicato un'altra via: "Se tu non trovi un sacerdote per confessarti, parla con Dio, è tuo padre, e digli la verità: 'Signore ho combinato questo, questo, questo... Scusami', e chiedigli perdono con tutto il cuore, con l'Atto di dolore e promettigli: "Dopo mi confesserò, ma perdonami adesso". E subito tornerai alla grazia di Dio. Tu stesso puoi avvicinarti, come ci insegna il Catechismo, al perdono di Dio senza avere alla mano un sacerdote. Pensate voi: è il momento!".

Anche sull'unzione degli infermi si è pronunciata la Penitenzieria apostolica: "La Chiesa prega per chi si trovasse nell'impossibilità di ricevere il sacramento dell'Unzione degli infermi e del Viatico, affidando alla Misericordia divina tutti e ciascuno in forza della comunione dei santi e concede al fedele l'Indulgenza plenaria in punto di morte, purché sia debitamente disposto e abbia recitato abitualmente durante la vita qualche preghiera".

Soluzioni che, però, non fanno l'unanimità. Anna Gianfreda, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, ad esempio, ha lamentato che "le messe esequiali - con tutte le dovute precauzioni sanitarie - potevano essere proposte quali "eccezioni" a quel 'digiuno eucaristico e liturgico', che caratterizza i tristi e angoscianti giorni del Coronavirus, cadenzati dal bilancio quotidiano dei morti, spesso privati, assieme ai loro cari, per ragioni di sicurezza sanitaria, del conforto spirituale nell'estremo momento della vita".

Quanto alle messe in solitaria celebrate dal sacerdote in diretta streaming con i suoi fedeli, la teologa Simona Segoloni Ruta, nel suo blog sulla rivista Il Regno, ha puntato il dito contro la mancanza di problematicità di questa prassi: "Probabilmente riattingiamo al modello tridentino secondo il quale il ministro (col popolo o senza è secondario, come il pubblico per le partite di calcio) offre il sacrificio a Dio per tutti. Non siamo più di fronte all'atto del popolo (questo il significato della parola 'liturgia'), ma ad un rito del solo presbitero cui si possono associare altri fedeli presenti o (sic!) via web". E invece la Chiesa, dal Concilio vaticano II in poi, è definita "il popolo di Dio". Per la teologa, "sdesso non è il momento, dobbiamo guardare all'emergenza in corso e fare il bene alla nostra portata; ma poi, una volta passata la tempesta, bisognerà confrontarsi su ciò che abbiamo vissuto e scelto, per porre gesti coerenti col significato che hanno e per crescere nell'unità, che sola può rendere presente il Risorto".