Con il Recovery e i vaccini Pil a +4,1% ma la risalita è incerta, dice Confindustria

Giorgia Ariosto
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AGI -  L'Italia è “in risalita” ma il percorso di recupero, che si concentrerà nella seconda parte dell'anno, è ancora “incerto” e solo a fine 2022 dovrebbe colmare la voragine aperta nel 2020 dalla pandemia, un anno dopo la Germania. E' la fotografia dell'economia italiana scattata dal Centro Studi di Confindustria che considera “cruciale” per la ripresa l'avanzamento della campagna vaccinale e l'uso corretto dei fondi del Recovery che dovranno “tradurre presto” il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in azioni e investimenti.

L'Italia colma il gap un anno dopo la Germania

"A fine 2022 il lungo recupero dell'economia italiana porterà alla completa chiusura del gap generatosi con la crisi pandemica. Al quarto trimestre 2022 il livello del Pil sarà inferiore dello 0,3% rispetto a fine 2019 ma altri grandi paesi europei recupereranno prima: la Germania già a fine 2021", sottolinea il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi.

Il recupero si rafforza nei mesi estivi e invernali

Nello scenario delineato da Confindustria nel rapporto di primavera il Pil italiano dovrebbe registrare "un graduale recupero, concentrato nella seconda metà di quest'anno" per arrivare a una crescita del 4,1% nel 2021 e del 4,2% nel 2022.

Rispetto allo scenario di ottobre, per il 2021 il Csc rivede al ribasso la stima di 0,7 punti: tale revisione è spiegata da due trimestri (l'ultimo del 2020 e il primo di quest'anno) più negativi dell'atteso, a causa del peggioramento della crisi sanitaria dall'autunno scorso.

La dinamica del Pil nel primo trimestre dell'anno è vista quindi “in marginale arretramento”, a causa del contributo negativo dei servizi e nonostante l'aumento atteso del valore aggiunto nell'industria. L'introduzione di nuove misure di contenimento dei contagi rischia inoltre di “pregiudicare” anche l'andamento del Pil nel secondo trimestre atteso "debole" ma "non in caduta".

Il recupero dovrebbe poi "rafforzarsi nei mesi estivi del 2021 e consolidarsi in quelli invernali”.  Il Csc stima un'accelerazione della risalita nei mesi estivi (+2,8%) e un ulteriore incremento in quelli autunnali (+1,4%).     

Campagna vaccinale e Recovery cruciali per la ripresa

Ma tale previsione "è condizionata all'avanzamento della vaccinazione di massa in Italia ed Europa: l'ipotesi è che il Covid sia contenuto in modo efficace dai prossimi mesi". Lo scenario include inoltre "gli effetti positivi" derivanti dalle risorse europee che spetterebbero all'Italia in base al programma Next Generation Eu, 14,4 miliardi per il 2021 e 20 per il 2022, oltre alle risorse della legge di Bilancio 2021. 

Per Confindustria, "usare bene questi fondi è cruciale, per riuscire davvero a mettere presto la testa fuori della voragine in cui siamo caduti". Perché senza i fondi del Recovery la risalita del Pil si fermerebbe al +3,4% nel 2021 e +3,6% nel 2022 e "resteremmo molto sotto i valori pre-crisi" con circa 120mila occupati in meno nel biennio.

Il Csc stima 389mila occupati in meno nel 2021

E sul fronte dell'occupazione, anche se si registrerà un riallungamento delle ore lavorate pro-capite, Confindustria stima un calo di 389 mila occupati nell'anno in corso (-1,7%, dopo la flessione limitata al -2,8% nel 2020). Nel 2022 ci sarà invece spazio per un recupero del numero di occupati (+1,4%, pari a +313mila unità).

Per gli industriali "miope" il blocco dei licenziamenti

Sul blocco dei licenziamenti gli industriali tornano poi ad ammonire: "Protrarre sempre e rimandare il momento in cui si deve affrontare il problema dei problemi è una strategia miope che ci porterà più danni che benefici al momento in cui saremo chiamati ad affrontare il problema", afferma Maurizio Stirpe, vicepresidente per il Lavoro e le Relazioni industriali di Confindustria.

Consumi deboli ma in parziale recupero

I consumi delle famiglie italiane sono previsti recuperare solo parzialmente con una crescita del 3,6% nel 2021 e del 4,6% nel 2022, dopo il -10,7% dello scorso anno. Secondo il Csc, "l'eccesso di risparmio 'forzato' accumulato così nel 2020 dalle famiglie ammonta a 26 miliardi di euro, una dote che “potrà alimentare il rimbalzo dei consumi dalla seconda metà del 2021, quando si ipotizza che sarà avviata a soluzione la pandemia".

Tuttavia, per Confindustria, "la crisi economica in corso, caratterizzata dallo stretto legame con la crisi sanitaria, rischia di generare nei consumatori effetti più duraturi delle crisi passate, alterando anche nel medio periodo le abitudini di spesa, nella direzione di una maggiore prudenza e un tasso di risparmio ancora alto (sebbene sotto i picchi del 2020): non tutto il risparmio accumulato verrà speso".

Debito pubblico al 155,7% nel 2021, poi scende

Sul piano dei conti pubblici, il debito pubblico in rapporto al Pil, dopo il balzo di 21 punti nel 2020, è stimato al 155,7% quest'anno per poi scendere, al 152,9% nel 2022, per il miglioramento del deficit e la risalita del Pil.

Il deficit pubblico è atteso in graduale calo al 7,8% del Pil nel 2021 e al 4,8% nel 2022, dal picco di 9,5%registrato nel 2020. "Cruciale, in questa situazione di alti debiti - sottolinea il Csc - è preservare la fiducia riconquistata dall'Italia sui mercati finanziari. Il tasso di interesse sui Btp decennali è sceso ai minimi storici (0,6% a marzo): un elemento molto favorevole dello scenario".

Investimenti frenati dal debito delle imprese

Gli investimenti, dopo l'ampia perdita nel 2020 (-9,1%), "sono previsti aumentare a ritmi elevati": nel 2021 dovrebbero registrare una crescita del 9,2%, "anche se gran parte del recupero è stato già acquisito nella seconda parte del 2020". Nel 2022 dovrebbero aumentare "oltre i valori pre-Covid (+9,7%), grazie al migliore contesto internazionale".

Tuttavia, secondo Confindustria, gli investimenti privati "saranno frenati dal debito 'emergenziale' delle imprese": secondo una simulazione del Csc un allungamento del rimborso dei debiti avrebbe un impatto positivo sul Pil di +0,3% nel 2021 e di +0,2% nel 2022. Il recupero degli investimenti sarà, invece, "sostenuto da quelli pubblici, con incrementi del 19% annuo nel 2021-2022, fino al 3,6% del Pil".

Il turismo il settore più colpito

Particolare attenzione viene dedicata nel rapporto al turismo. "I settori più colpiti dalla crisi sono quelli più connessi con le presenze turistiche”, evidenzia Confindustria ricordando che il settore vale il 13% del Pil e il 14% dell'occupazione e che “nel 2020 gli arrivi turistici mondiali sono crollati di tre quarti, generando perdite pari al 2% del Pil globale e mettendo a rischio 100 milioni di posti di lavoro".

"Il turismo esce da un anno molto negativo e richiede la massima attenzione sul fronte della politica economica per assicurarne la tenuta e il rilancio", ammonisce Bonomi. Per Confindustria, quindi, “una strategia di lungo periodo necessita di una più stretta cooperazione degli attori pubblici e privati che operano nel settore".

Gentiloni, "scenario coerente con le previsioni Ue"

Lo scenario del Centro Studi Confindustria è "largamente convergente con le previsioni della Commissione europea - spiega il commissario europeo per gli Affari economici, Paolo Gentiloni, intervenendo alla presentazione del rapporto - le aggiorneremo ai primi di maggio con le previsioni di primavera che terranno conto anche dell'impatto prevedibile dei Piani di ripresa e resilienza e credo che, in larga misura, alcuni degli elementi che emergono dal rapporto di Confindustria siano coerenti con il quadro che verrà delineato a livello europeo".

Gentiloni ribadisce che “l'Unione europea ha dato a questa crisi una risposta forte e tempestiva, una reazione forte e immediata che ha attutito l'impatto iniziale drammatico della crisi" e sottolinea la necessità.

Il commissario Ue rassicura inoltre sull'allentamento dei vincoli di bilancio.  "Non possiamo tornare troppo presto alla normalità delle nostre regole di bilancio. Le politiche economiche devono rimanere di sostegno nel 2021 e 2022: è molto probabile che lo stop al Patto prosegua anche nel 2022". E se, da un lato, sottolinea la necessità di “un ritiro graduale” delle misure di sostegno, dall'altro richiama anche l'esigenza di rendere “i sostegni sempre più selettivi”. Quanto all'Italia, assicura che il governo sta collaborando con la Commissione Ue e che “si sta impegnando molto per accelerare la presentazione” del Recovery plan.