Confindustria: "Stop licenziamenti per legge non ha più ragion d'essere"

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"Come abbiamo spiegato in un documento, inviato al governo due settimane fa, se l'esecutivo intende ancora protrarre il divieto dei licenziamenti, il costo per lo Stato sarà pesante". Lo sottolinea Confindustria in una nota. "Come correttamente osservato dall'Ocse e da numerosi economisti, il divieto per legge assunto in Italia – unico tra i grandi Paesi avanzati – non ha più ragione di essere ora che bisogna progettare la ripresa. Esso infatti impedisce ristrutturazioni d'impresa, investimenti e di conseguenza nuova occupazione. Pietrifica l'intera economia allo stato del lockdown".

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"In assenza della libertà di ristrutturazioni è ovvio - evidenzia Confindustria - che lo Stato dovrà continuare nel suo pieno sostegno a occupati e imprese com'erano prima della crisi, e sarebbero del tutto inaccettabili misure che aggravassero gli oneri a carico delle imprese, con qualunque tipo di criteri arbitrari fossero determinati. Il perdurare del divieto deve essere accompagnato dalla simmetrica concessione della cassa integrazione per tutti e senza oneri aggiuntivi. Quanto alle accuse rivolte dai sindacati a Confindustria sui rinnovi contrattuali la nostra posizione resta sempre la stessa".

"Abbiamo tutti firmato un accordo interconfederale nel 2018 che fissa impegnativamente le coordinate di relazioni industriali ispirate alla cooperazione e non alla conflittualità e all'antagonismo. Oggi più che mai valgono quegli impegni comuni che consideriamo fondamentali per sottoscrivere contratti che mettano al centro la competitività e la retribuzione di merito, insieme al diritto alla sicurezza, alla formazione, e al welfare integrativo aziendale. Inutile aver firmato allora quegli impegni, e ora fingere che non valgano. Inutile evocare uno sciopero generale, specie in questo momento di gravissime difficoltà economiche e sociali in cui sarebbe necessario progettare insieme la ripresa", conclude la nota di Confindustria.