Confindustria: sviluppo economico soltanto dopo giugno 2021

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Pil, slitta recupero della crisi economica
Pil, slitta recupero della crisi economica

Dopo la notizia di Confindustria, il gelo è calato sulle speranze che si avevano sulla vicina ripresa della crisi economica che sta abbracciando il nostro Paese: il recupero del Pil è atteso direttamente dal terzo trimestre del 2021, se la vaccinazione sarà efficace e rapida. E’ questa, infatti, la previsione Centro studi di Confindustria.

Pil, ripresa dell’economia rimandata a metà del 2021

Il Csc sostiene che un all’allentamento delle restrizioni causate dal Covid rilancerebbe la di fiducia e in maniera conseguenziale la domanda, permettendo così di liberare le risorse che sono state accumulate in questi mesi. “La flessione stimata per fine 2020 e la debolezza attuale fanno già rivedere al ribasso la crescita complessiva attesa per quest’anno“.

A inizio mese, infatti, c’è stato un vero e proprio peggioramento delle attese che ha portato le famiglie italiane a risparmiare con il solo scopo precauzionale. E non bisogna dimenticare di certo gli acquisti ormai ostacolati dalle restrizioni, il che comporta in poche parole un freno ai consumi. E si stima che ciò andrà avanti almeno nel primo trimestre. Dunque, soltanto da giugno in poi si potrebbe avere una ripresa, ovviamente se il vaccino farà calare il numero dei contagiati.

Più di una famiglia su dieci lamenta una peggiore situazione finanziaria, una su cinque tra i redditi bassi. Difatti, la quota di chi risparmia è salita al 24%. In aggiunta, gli stessi tassi sovrani hanno sì all’inizio del mese di gennaio riscontarto un aumento, ma, seguendo quella che è la nuova instabilità politica, restano sui regimi minimi.

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Miglioramento per gli scambi commerciali

Tuttavia, un piccolo miglioramento si è visto all’inizio del 2021 per quanto concerne gli scambi commerciali dell’Italia con gli altri Stati, in particolare con la Germania, Svizzera, Cina e USA, ma anche per gli scambi di prodotti come i metalli e gli autoveicoli. “Le principali economie dell’Eurozona, si osserva ancora, hanno chiuso il 2020 meno peggio del previsto, e il livello di attività a inizio 2021 è ben superiore alla primavera scorsa, quando impattò la prima ondata”.

Quello che è certo è che la crisi sanitaria sui settori industriali è stata molto disguale: i settori che sono stati più penalizzati sono quelli legati alla filiera della moda, quindi abbigliamento e moda, che hanno visto un crollo di oltre il 20%. Il Coronavirusha inferito un duro colpo all’industria italiana“, osserva il Centro studi di Confindustria.

L’indutria in Italia ha registrato anche un calo sulla produzione della manifattura del 13% rispetto al 2019. Questa riduzione è stata palese tra febbraio ed aprile, poichè in quei mesi la produzione aveva raggiunto valori inferiori di oltre il 50% rispetto ai mesi precedenti all’arrivo del Covid. E’ pur vero che in estate si è visto un incremento del 29%, che è stato molto d’aiuto per limitare le perdite che si erano avute fino a quel momento. “I settori dell’alimentare e della farmaceutica hanno limitato entro il -5% la perdita nel 2020 rispetto all’anno precedente”.

Inoltre, in tutti i settori è emerso anche un debito eccessivo a causa dei “prestiti d’emergenza“, i quali, sebbene abbiano accantonato temporaneamente la mancanza di liquidità da parte dei settori in difficoltà, risultano essere non estinguibili nel breve periodo. E’ una situazione estramamente difficile, ma che rischia di diventare insostenibile, considerato che rende faticoso realizzare investimenti: “se le risorse interne venissero impiegate solo per rimborsare il debito, l’impresa non avrebbe i mezzi per nuovi progetti“.

Appare evidente che pure il 2021 sarà un anno teso, ma il vaccino sembra essere la luce in fondo al tunnel che può renderlo meno critico: infatti, il fatturato dovrebbe risalire e il clashflow tornare positivo. Certamente sarà il debito che resterà ancora presente e accompagnerà la nostra economia ancora per un bel pò.