Confine Polonia/Bielorussia si arma. L'Ue frena sui muri, la Lettonia lo approva

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epa09578712 A handout photo made available by Polish 16th Mechanised Division  shows Polish soldiers near the Polish-Belarusian border crossing in Kuznica, eastern Poland, 08 November 2021 (issued 12 November 2021). A spokeswoman for the Podlasie Border Guard Unit said on 12 November that the number of migrants who have set up camp on the Belarusian side near the Polish border at Kuznica has now increased to over a thousand.  EPA/16TH MECHANISED DIVISION HANDOUT POLAND OUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES (Photo: 16TH MECHANISED DIVISION HANDOUTEPA)
epa09578712 A handout photo made available by Polish 16th Mechanised Division shows Polish soldiers near the Polish-Belarusian border crossing in Kuznica, eastern Poland, 08 November 2021 (issued 12 November 2021). A spokeswoman for the Podlasie Border Guard Unit said on 12 November that the number of migrants who have set up camp on the Belarusian side near the Polish border at Kuznica has now increased to over a thousand. EPA/16TH MECHANISED DIVISION HANDOUT POLAND OUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES (Photo: 16TH MECHANISED DIVISION HANDOUTEPA)

“In questo momento, l’Europa sta contando i suoi ‘amici’ e siamo soddisfatti di averne tanti”. Margaritis Schinas parla dal Libano, seconda tappa del tour del commissario europeo dopo quella ad Abu Dhabi ieri. Obiettivo: convincere i paesi arabi e le loro compagnie aeree a non collaborare con Lukashenko per il trasporto dei migranti da oriente verso la Bielorussia, da dove i soldati bielorussi li scortano poi verso il confine polacco. Iraqi Airways assicura che non riprenderà a volare su Minsk. Schinas sarà ad Ankara la prossima settimana, lunedì a Baghdad, ma intanto la compagnia aerea bielorussa Belavia e la Turkish Airlines accolgono l’invito a non vendere biglietti di sola andata verso la capitale bielorussa. Ma questo è l’unico risultato ottenuto dalla Commissione Europea alle prese con il caso migranti più esplosivo degli ultimi tempi, che minaccia un’escalation militare tra est e ovest, Europa e Usa contro la Russia di Vladimir Putin, con la Gran Bretagna che si inserisce inviando soldati per aiutare i polacchi a costruire muri per respingere i migranti. Anche la Lettonia avvia la costruzione del muro al confine: via libera del Parlamento.

Se la ‘conta degli amici’ nel mondo arabo dà i suoi frutti, ciò non significa che la situazione al confine tra Polonia e Bielorussia stia migliorando. Secondo i calcoli della Commissione Ue, sono circa 2mila i migranti intrappolati al freddo e gelo lungo la frontiera polacca. “Ma non abbiamo informazioni di prima mano” su quali siano le loro nazionalità, dice un portavoce di Palazzo Berlaymont. E questo è uno dei maggiori problemi: alla frontiera, il governo sovranista di Varsavia non lascia avvicinare gli osservatori europei, i media vengono tenuti a distanza e così anche le ong. Tutto al buio, mentre monta la tensione.

Alla frontiera ormai la presenza militare è una realtà. Ci sono i bielorussi che hanno scortato i migranti da Minsk. Ci sono 15mila soldati polacchi. Ci sono i britannici, in soccorso ai polacchi. Ci sono forze speciali e paracadutisti russi impegnati in esercitazioni militari a Gozha, cittadina bielorussa a metà tra il confine con la Polonia e quello con la Lituania. Mentre negli Usa e anche a Bruxelles si teme per la presenza di truppe russe anche al confine ucraino, sebbene ambienti diplomatici europei tendano a non legare il caso bielorusso con la questione ucraina. “Non abbiamo informazioni su un possibile collegamento tra le due situazioni”, ci dicono nel tentativo di stemperare le tensioni. La Nato è in allerta. L’Alleanza Atlantica “rimane vigile contro il rischio di ulteriori escalation e provocazioni da parte della Bielorussia ai confini con Polonia, Lettonia e Lituania” e continuerà “a monitorare le implicazioni” della situazione ai confini orientali dell’Ue “per la sicurezza dell’Alleanza”, fa sapere il Consiglio del Nord Atlantico, organo di governo della Nato.

A Bruxelles intanto si prepara il Consiglio dei ministri degli Esteri e della Difesa di lunedì. Amara la notizia dell’invio da parte del governo di Londra di un contingente per aiutare i polacchi a costruire il loro agognato muro alla frontiera. La scelta suona come interferenza bella e buona da parte di un ex membro dell’Ue su un tema delicatissimo del dibattito europeo di questi giorni. Sono 12 gli Stati che chiedono a Bruxelles di finanziare la costruzione di barriere al confine est. All’ultimo summit di ottobre, sono stati capaci di tenere gli altri leader a discutere sul tema per ore. Ursula von der Leyen prova a resistere, promettendo alla Polonia altri 25 milioni di euro per affrontare la crisi ma non per costruire i muri. Ma il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel invece sostiene la richiesta dei 12.

Se ne parlerà di certo al summit di lunedì, senza decisioni. “Non siamo a questo punto”, frena una fonte diplomatica nord-europea. Ma è chiaro che il tema per ora non tramonta, soprattutto dopo la nuova ingerenza britannica, fastidiosa eppure non condannabile da parte europea perché il Regno Unito è pur sempre un alleato della Nato, sponda di Biden nel vecchio continente.

Non è per niente chiaro il gioco di Putin, come al solito. Da una parte lascia che i suoi soldati continuano le esercitazioni militari nella zona calda. Dall’altro lato, il capo del Cremlino assicura che Lukashenko non si è confrontato con lui sulla crisi al confine con l’Ue. In ogni caso, lo smentisce sulla minaccia di tagliare il gas all’Unione. “L’affidabilità della Russia come fornitrice sotto gli attuali e i futuri contratti è fuori discussione”, dice il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, aggiungendo che Lukashenko non ha concordato la sua dichiarazione con Mosca.

Dopo la mediazione di Angela Merkel con la Russia, ci provano anche i francesi, a margine della conferenza sulla Libia a Parigi. Il comportamento di Lukashenko è “irresponsabile” e “inaccettabile” rispetto alla “strumentalizzazione” dei flussi migratori, è il messaggio che arriva dall’incontro quadrilaterale tra i ministri francesi degli Esteri e della Difesa, Jean-Yves Le Drian e Florence Parly, con gli omologhi della Russia, Sergej Lavrov e Sergej Cho’gou. Parigi chiede a Mosca di “mobilitare i suoi stretti legami con la Bielorussia per ottenere che si ponga un termine” a questa situazione.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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