Conflavoro Pmi in Senato, per riders una rc auto sulla sicurezza

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Formazione obbligatoria per la sicurezza dei riders (da non considerare lavoratori subordinati) e per loro assicurazione sulla falsariga della Rc auto. Per quanto concerne la prevenzione delle crisi aziendali, poi, massima e lungimirante attenzione anche alle piccole e medie imprese e non soltanto ai grandi gruppi, prevedendo l’istituzione di un apposito tavolo pubblico-privato ministeriale riservato loro. 

E’ questa la posizione di Conflavoro Pmi in merito al decreto legislativo 101/2019 in conversione di legge, espressa oggi in Senato davanti alle commissioni Industria e Lavoro da Alfredo Trinchese, dirigente dell’area Sviluppo Italia dell’associazione presieduta da Roberto Capobianco. In particolare, per Conflavoro Pmi occorre tutelare in pieno i riders con una formazione obbligatoria sulla sicurezza sul lavoro e una copertura assicurativa che si configuri con un sistema simile a quello dell’Rc auto. Dove, fatto salvo il contenuto minimo delle polizze, si lascia massima libertà alle parti.  

In questa forma, l’ipotesi dell’eventuale intervento Inail sarebbe così residuale o surrogatorio. In ogni caso, per Conflavoro Pmi è un’azione necessaria e a oggi ottimale quella che sta progettando l’Inps con la piattaforma digitale per gestire contratti, contributi e rapporti di lavoro dei riders. 

In particolare sul capitolo delle crisi aziendali, poi, Conflavoro sottolinea come le piccole e medie imprese siano ancora messe in secondo piano rispetto ai grandi gruppi. "Sono infatti tralasciate di nuovo le difficoltà delle pmi - ricorda l’associazione - le quali riscontrano problemi strutturali strettamente correlati all’accesso al credito, alla semplificazione fiscale e burocratica nonché alla riduzione contributiva, così come necessitano di incentivi alla crescita, formazione professionale e trasformazione digitale per poter competere equamente anche con l’estero". 

"Tutte questioni preminenti - evidenzia Conflavoro Pmi - poiché l’Italia non è fatta solo di grandi gruppi imprenditoriali, anzi il Paese ha la colonna portante proprio nella piccola e media impresa e nelle esigenze produttive dei singoli territori".  

"Ecco perché anche il tentativo di salvaguardare i posti di lavoro nelle crisi aziendali deve passare da una visione del lavoro che guardi quantomeno al 2030 e non all’immediatezza, altrimenti si rischia con concretezza di investire risorse in assistenzialismo che è solo fine a sé stesso. Servono in sostanza progetti lungimiranti e il coinvolgimento delle istituzioni a tutti i livelli, comunque sia istituendo da subito un apposito tavolo pubblico-privato che noi chiameremmo significativamente 'Pmi per l'Italia'", conclude.