Congresso Sio, non solo cataratta: vista "al top" anche dopo i 50

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Roma, 22 nov. (askanews) - Una correzione dei difetti di vista sempre più personalizzata. È quanto promette l'attuale chirurgia della cataratta, che negli ultimi anni si è trasformata da intervento per risolvere l'opacizzazione del cristallino - un disturbo tipico della terza età - a soluzione per recuperare, dopo i 50 -60 anni, i difetti rifrattivi da lontano e da vicino. "L'operazione di cataratta consiste nella sostituzione del cristallino opacizzato con un cristallino artificiale - spiega Scipione Rossi, direttore dell'UOC di Microchirurgia oculare dell'Ospedale San Carlo di Roma, membro del consiglio direttivo dell'Associazione italiana di Chirurgia della cataratta e rifrattiva (AICCER), membro del consiglio direttivo della Societa' Oftalmologica Italiana (SOI) - . Questa piccola lente che viene impiantata nell'occhio del paziente può avere diverse caratteristiche ottiche e correggere così il difetto di vista da lontano, come nel caso delle lenti standard monofocali, o contemporaneamente il difetto da lontano e da vicino, come nelle lenti di nuova generazione, disponibili da qualche anno". È per questo motivo che si parla ora più correttamente di Estrazione del Cristallino trasparente a scopo refrattivo, un intervento indicato per un numero di soggetti molto più ampio di quello della cataratta.

"Dopo i 45-50 anni di età, oltre alla presbiopia, cioè alla difficoltà di mettere a fuoco oggetti vicini, dovuta a un difetto di accomodamento del cristallino, possono insorgere anche altri problemi dovuti all'invecchiamento, come un cambiamento dell'indice di rifrazione del cristallino, che non si può ancora definire opacità, oppure un'ipermetropia di 1,5-2 diottrie", aggiunge Rossi. Le tecnologie per la produzione dei cristallini artificiali hanno fatto enormi progressi negli ultimi anni e le opzioni a disposizione di oculisti e pazienti sono diverse. "A parte le monofocali standard, che correggono solo il difetto da lontano, sono disponibili le lenti a profondità di fuoco, note come EDOF, che offrono una qualità della visione molto buona da lontano e a distanza intermedia, nonché discreta a distanza ravvicinata, con un rischio di disfotopsie, cioè di disturbi dell'immagine legati all'architettura costruttiva della lente, mediamente basso - sottolinea il professore - ci sono poi le lenti trifocali, che consentono una visione ottimale da lontano, nell'intermedio e da vicino: queste lenti sono però gravate da una percentuale di disfotopsie superiore rispetto alle EDOF".

L'ultima novità in questo campo sono le lenti denominate Synergy, basate su una tecnologia a metà strada tra EDOF e trifocali. Per chi invece ritiene di non poter tollerare la comparsa di disfotopsie, un'opzione recente è data dalle lenti monofocali evolute, che consentono una visione discreta anche nell'intermedio. Le lenti di nuova generazione assicurano in definitiva un risultato ottimale, consentendo ai pazienti di liberarsi di qualsiasi tipo di occhiale. Per i cittadini italiani il problema principale attualmente è l'accessibilità ai trattamenti più avanzati. (segue)