Congresso studi su Gioacchino da Fiore, suo messaggio vicino a riforma Papa

di Emiliano Morrone  

"Senza dubbio c’è un rapporto tra il messaggio di speranza di Gioacchino da Fiore e l’opera riformatrice di Papa Francesco". Ne è convinto Riccardo Succurro, presidente del Centro internazionale di Studi gioachimiti, alla vigilia del IX congresso di accademici dedicato al pensiero dell’abate calabrese Gioacchino da Fiore, intitolato “Ordine e disordini” e previsto da domani al 21 settembre nell’Abbazia florense di San Giovanni in Fiore (Cosenza), con interventi di studiosi europei, statunitensi e australiani.  

"Per Gioacchino, tra il XII e il XIII secolo, in mezzo a pesanti conflitti per il potere temporale e minata al suo interno, la Chiesa – prosegue Succurro – doveva guardare di più alla dimensione spirituale e restare accanto ai deboli, agli ultimi. Molto di questa prospettiva di rinnovamento è presente, non sappiamo con quanta influenza diretta, nella trasformazione del clero che sta compiendo l’attuale pontefice".  

Secondo il presidente del Centro internazionale di studi gioachimiti, attivo da 40 anni e tra gli istituti culturali più longevi della Calabria, "Gioacchino è figura contemporanea perché offre una visione aperta della storia, nella quale l’uomo, ogni uomo, è parte vitale del progresso collettivo e pertanto può contribuire all’emancipazione della società, della comunità globale, al di là delle differenze tra i popoli". Nel 2014, in occasione della XXVIII edizione dell’Incontro Internazionale Uomini e Religiosi promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, Papa Francesco raccomandò: 'Dobbiamo essere costruttori di pace e le nostre comunità devono essere scuole di rispetto e di dialogo con quelle di altri gruppi etnici o religiosi, luoghi in cui si impara a superare le tensioni, a promuovere rapporti equi e pacifici tra i popoli e i gruppi sociali e a costruire un futuro migliore per le generazioni a venire'.  

"È dunque il tema dell’accoglienza delle diversità – spiega Succurro – uno degli aspetti più attuali del pensiero di Gioacchino da Fiore, cui va aggiunta la propensione al dialogo che attraversa la sua teologia della storia", che prevede uno sviluppo dell’umanità in senso spirituale, cioè non più condizionata da codici, norme, sanzioni e paure. Infatti, nel libro della "Concordia" Gioacchino scrive: 'Tre sono dunque gli stati del mondo (…) che i simboli dei sacri testi ci prospettano. (…) Il primo è trascorso nella schiavitù, il secondo è caratterizzato da una servitù filiale, il terzo si svolgerà all’insegna della libertà. Il primo è segnato dal timore, il secondo dalla fede, il terzo dalla carità. Il primo periodo è quello degli schiavi, il secondo è quello dei figli, il terzo è quello degli amici. Il primo è il tempo dei vecchi, il secondo dei giovani, il terzo dei fanciulli'.  

"Tuttavia – avverte Succurro – non bisogna lasciarsi suggestionare dalle tante, continue deformazioni dell’opera gioachimita. Qualcuno l’ha ricondotta al millenarismo o al marxismo, altri alla Teologia della liberazione. Il lungo lavoro del nostro Centro è servito a restituire nella loro purezza gli scritti di Gioacchino. Ne stiamo completando la pubblicazione integrale, al fine agevolare gli studi scientifici e anche perché la Chiesa abbia, con tutta la sua autonomia, ulteriori strumenti per valutare l’eventuale beatificazione del religioso (la relativa causa è in corso da circa 20 anni, ma forse risente negativamente di ricostruzioni teoriche articolate da Papa Benedetto XVI nel volume Perché siamo ancora nella Chiesa, nda), che necessita di un culto".  

Così, il IX congresso internazionale sull’abate calabrese sarà centrato – sintetizza Succurro – sull’ordine perseguito dall’abate calabrese, cui Dante Alighieri conferì nella Divina commedia la dignità di profeta, in relazione ai disordini dell’Apocalisse e all’idea che dopo il XII secolo la storia del mondo dovesse finire, concludersi. In realtà Gioacchino da Fiore spalanca lo sguardo sulle possibilità e potenzialità dell’essere umano, sul procedere della storia, dopo l’avvento di Cristo, nella direzione del miglioramento dell’uomo e del futuro", della pace e della giustizia terrena (senza la necessità dei tribunali).  

È un po’, in breve, una prospettiva ottimistica che si oppone al mondo perfetto, all’Iperuranio di Platone, all’Aldilà della dottrina a lungo dominante, cui corrisponde un al-di-qua fatto di sofferenze e patimenti da accettare, perché l’anima umana riceva il meritato premio dopo la morte del corpo. Quella di Gioacchino da Fiore è una prospettiva, insomma, che per molti versi include la responsabilità individuale: se al futuro non corrisponde la degenerazione dell’umanità, in quanto libero ogni essere umano può avere un ruolo positivo nella propria esistenza, nella storia in cui vive.  

Non è poco come messaggio che riecheggia dalla Calabria, regione costretta a fare i conti con il dominio criminale della ‘ndrangheta. E non è poco, come messaggio – che avrebbe influenzato l’evangelizzazione francescana e perfino Michelangelo Buonarroti – partito da un territorio su cui gravano ancora forti pregiudizi, anche culturali. 

Il Congresso si aprirà domani alle 9.30 all'Abbazia Florense di San Giovanni in Fiore (Cs) con l'intervento di presentazione di Giuseppe Riccardo Succurro, Presidente del Centro internazionale di Studi Gioachimiti, cui seguiranno i saluti delle autorità. Nella tre giorni si alterneranno interventi di studiosi italiani e internazionali.