La (scarsa) conoscenza dell'inglese in Italia

Andrea Signorelli

Che in Italia la conoscenza dell’inglese non sia a livelli elevati non è certo una novità. Una situazione che però coinvolge tutta quanta l’Europa mediterranea e che è anche peggiore in larga parte degli altri continenti. I più bravi al mondo a parlare inglese, insomma, sono comunque gli europei, per merito soprattutto dei nord europei e in particolar modo degli scandinavi. Questo secondo i risultati sulla conoscenza dell’inglese nel mondo ottenuti dalla ricerca di EF, istituto che da dieci anni misura la competenza dell’inglesi da parte degli adulti in tutto il mondo.

Così, al primo posto troviamo i danesi, seguiti dagli olandesi e poi dagli svedesi. Non solo: i dieci paesi in cima alla classifica di padronanza della lingua inglese, inoltre, sono tutti nord europei. Dietro la Svezia si trovano nazioni come Norvegia, Finlandia, Polonia, Ungheria, Estonia, ecc. All’Europa seguono alcuni paesi asiatici, come Malesia, Singapore, Hong Kong e anche l’Indonesia, che anno dopo anno sta costantemente migliorando la sua posizione.

E l’Italia invece? Migliora, ma si trova ancora circa a metà classifica tra i 60 paesi presi in considerazione. Se nel 2013 ci trovavamo infatti al 32 posto, quest’anno risaliamo fino al 27esimo, appena dietro il Giappone, appena davanti all’Indonesia, ma soprattutto davanti ai cugini d’oltralpe francesi, che si trovano al 29esimo posto.
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Fonte: Englishtown
La conoscenza dell’inglese (ma la cosa vale un po’ per tutte le nazioni) è migliore tra le donne e gli under 35. Sempre in Italia, la regione in cui l’inglese si parla meglio è la Lombardia, che è anche la regione in cui si trovano il maggior numero di studenti che si recano all’estero per imparare le lingue e in cui c’è il maggior numero di studenti che frequenta corsi di lingue. 

Segno, questo, che i cambiamenti nel sistema scolastico stanno dando i primi risultati, anche se ci sono altri fattori da prendere in considerazione, visto che la conoscenza dell’inglese, dicono gli studi, va di pari passo con il reddito, la qualità della vita, la facilità di fare impresa; insomma, con la situazione socio-economica. E rappresenta per questa ragione un indicatore decisivo della competitività economica di un paese. Non è un caso se la conoscenza dell’inglese è inferiore in quei paesi, come Francia, Spagna e Italia, che fanno più fatica a uscire dalla recessione.

Ma perché c’è tutta questa differenza tra nord Europa ed Europa mediterranea? Tra i tanti motivi più politici (la minore apertura nei confronti del mondo e i programmi scolastici) una delle ragioni che da sempre viene messa all’indice riguarda film e televisione. Ebbene sì, nei paesi del nord Europa il doppiaggio quasi non esiste, e i ragazzi sono abituati fin da giovanissimi a guardare film (nella maggior parte dei casi in inglese) sottotitolati. Una situazione che permette loro di avere subito grande confidenza con la lingua.

E questa è una ragione fondamentale per la quale quasi tutto il nord Europa si trova tra i livelli “alto” e “buono”, mentre noi rimaniamo ancora a livello “medio” (nessun paese europeo si trova tra “basso” e “molto basso”). Ma quali sono i criteri con cui si fanno queste valutazioni? Il parametro è fornito dal Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue, che divide la competenza linguistica in sei categorie: A1 (base), A2 (elementare), B1 (intermedio), B2 (intermedio superiore), C1 (avanzato), C2 (padronanza).

Facciamo finta che l’alunno sia l’Italia, il nostro paese si trova in posizione B1, il che significa che è in grado di comprendere “i punti chiave di argomenti familiari che riguardano la scuola, il tempo libero ecc. Sa muoversi con disinvoltura in situazioni che possono verificarsi mentre viaggia nel paese di cui parla la lingua. È in grado di produrre un testo semplice relativo ad argomenti che siano familiari o di interesse personale. È in grado di esprimere esperienze ed avvenimenti, sogni, speranze e ambizioni e di spiegare brevemente le ragioni delle sue opinioni e dei suoi progetti”.

Un livello di conoscenza che viene anche associato a una quantità determinata di parole conosciute, che, stando ai parametri del Preliminary English Test, nel caso dell’Italia è quantificabile in 1.500. Messa così, possono anche sembrare tante, ma se si considera che un italiano usa normalmente 300 parole inglesi (anche chi non ha nessuna competenza dell’inglese usa termini come “ok”, “computer”, “smartphone”, “wireless”, ecc. ecc.), ecco che 1.500 parole, in effetti, non sembrano più così tante.