Consip, gup: imponderabili le fonti per la fuga di notizie

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Roma, 3 ott. (askanews) - Viste le "numerose ipotesi alternative in concreto imponderabili non potendo neppure escludersi in astratto" che sia stato un altro indagato ad avere divulgato le notizie a conoscenza del maggiore dei carabinieri, Giampaolo Scafarto, non è possibile arrivare ad una qualche imputazione.

Così il gup Clementina Forleo argomenta il crollo dell'impianto accusatorio nei confronti dell'ufficiale dell'Arma riguardo una presunta rivelazione del segreto d'ufficio rispetto all'inchiesta sul cosiddetto caso Consip. Sulla base degli articoli del Fatto Quotidiano firmato dal vicedirettore Marco Lillo si contestava a Scafarto di esser lui la fonte della propalazione delle notizie poi pubblicate dal giornale.

Nell'atto del giudice Forlemo si ricorda come dai dati del traffico telefonico degli apparecchi in uso a Lillo sia stato appurato che i cellulari avevano agganciato le celle relative ai luoghi in cui gli inquirenti napoletani e i carabinieri del Noe stavano operando a Roma, ossia nella sede centrale della Consip.

Ma in ogni caso non è stato possibile ad arrivare ad elementi idonei per attribuire a Scafarto la paternità della divulgazione di dati sensibili e per questo - ricorda il giudice - il procedimento a carico del giornalista è stato archiviato. E quindi nulla si può ipotizzare a carico di Scafarto o di altri.