Consip, oggi interrogatorio Tiziano Renzi: Un incubo, mai preso soldi

Alessandra Lemme
Consip, oggi interrogatorio Tiziano Renzi: Un incubo, mai preso soldi

"Mi sembra di vivere un incubo. Non ho mai chiesto soldi. Non li ho mai presi. Mai. E credo che i magistrati abbiano tutti gli strumenti per verificarlo". Così Tiziano Renzi si difende, in una nota, in vista del suo interrogatorio nell'ambito dell'inchiesta Consip, nella quale è indagato dalla procura di Roma per traffico di influenze. Secondo i pm il padre dell'ex premier avrebbe aiutato l'imprenditore Alfredo Romeo a rafforzare i suoi rapporti in Consip in cambio della promessa di denaro.

"Non vedo l'ora che venga fuori la verità - aggiunge Tiziano Renzi - voglio essere interrogato, voglio che verifichino tutto di me, non ho nulla da nascondere. Nulla".

"Conosco effettivamente Carlo Russo, del cui figlio sono padrino di battesimo - prosegue Renzi parlando dell'imprenditore amico di famiglia che secondo gli inquirenti sarebbe il punto di contatto tra lui e Romeo - ma leggo cose sui giornali di cui non so assolutamente nulla".

Secondo quanto riportato da L'Espresso, lo stesso amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, avrebbe detto ai pm di Napoli di aver subito pressioni da parte di Russo che, nel chiedere interventi in favore di alcune società, avrebbe fatto i nomi di Tiziano Renzi e del senatore di Ala Denis Verdini come persone cui la vicenda premeva in modo particolare.

"Sono stato indagato due anni fa per la prima volta in vita mia e mi hanno assolto ma la notizia è stata riportata in qualche trafiletto - afferma Renzi - Spero solo che il giorno in cui tutto questo finirà ci sarà lo stesso spazio sui giornali che c'è oggi. Vivo perché i miei nipoti sappiano che io sono quello che hanno sempre conosciuto e non ciò che i giornali scrivono oggi".

Il padre dell'ex presidente del Consiglio è indagato per il reato che punisce forme di lobbying illecite dietro compenso o promessa di utilità. Di 'traffico di influenze' rispondono nell'inchiesta Consip anche Carlo Russo e l'ex parlamentare Italo Bocchino che potrebbero essere sentiti dai pm nei prossimi giorni.

L'inchiesta sugli appalti alla centrale degli acquisti della pubblica amministrazione, partita da Napoli, è arrivata a Roma in una tranche che vede indagati tra gli altri il ministro Luca Lotti.

Ieri in un'operazione di carabinieri e guardia di finanza è stato arrestato Alfredo Romeo, sono stati perquisiti gli appartamenti di Bocchino e Russo, e sequestrati 100mila euro di beni al dirigente Consip Marco Gasparri, che, secondo i pm, Romeo pagava per essere aiutato nelle gare d'appalto, e per questo risponde di corruzione.

Al centro dell'indagine c'è una gara di facility management del valore di 2,7 miliardi (FM4) bandita nel 2014 e suddivisa in 18 lotti, alcuni dei quali puntava ad aggiudicarsi Romeo. L'imprenditore napoletano prese parte alla gara per il lotto da 143 milioni di euro per l'affidamento di servizi in una serie di palazzi istituzionali a Roma, che andavano dalla pulizia alla manutenzione degli uffici.

Per raggiungere il risultato, Romeo, secondo gli inquirenti, corrompeva Gasparri affinché gli desse una serie di informazioni indispensabili per avere la meglio sugli altri partecipanti.

Per il 'suo' uomo in Consip, aveva coniato un neologismo: 'prototipatore', così lo chiamava, per spiegare il suo compito di mettere a punto 'prototipi' di offerta perfetti per gli appalti che lo stesso Gasparri conosceva meglio di chiunque altro. Il manager, nei mesi scorsi rimosso dal suo incarico, sarebbe stato pagato 100mila euro dal 2012 al 2016, per dare una serie di informazioni utili sugli appalti e indicare gare 'su misura' per le aziende dell'imprenditore napoletano.

Un sistema quello di Romeo nel quale, secondo la ricostruzione di Gasparri ai pm, l'imprenditore riteneva indispensabile pagare, poiché, a suo dire, tutti lo facevano: "è evidente la lotta imprenditoriale che sembra essere gestita, secondo la narrazione Gasparri, Bocchino, Romeo, a suon di tangenti - scrive il gip Gaspare Sturzo che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare - o mediante la ricerca di appoggi della cosiddetta 'alta politica' al fine di indurre i vertici della Consip spa ad assecondare le mire dell'illecita concorrenza degli imprenditori più avvezzi a tali sistemi".

Nell'indagine, risulta indagato anche il ministro dello Sport (e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri all'epoca dei fatti) Luca Lotti, che risponde di rivelazione di segreto e favoreggiamento.

Il fascicolo vede indagati per rivelazione di segreto d'ufficio anche il comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette e il generale di brigata dell'Arma Emanuele Saltalamacchia.

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