Consorzio Sanità Co.S., un nuovo ruolo per il medico di famiglia

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Roma, 23 giu. (askanews) – Più forza al territorio e maggiore coinvolgimento dei medici di famiglia attraverso l’attività capillare delle Cooperative. E’ quanto chiede il Consorzio Sanità Co.S., presentando il piano di riorganizzazione delle cure primarie e della medicina generale

Per Co.S., che annovera 38 Cooperative e 4.000 medici di Medicina Generale, si tratta di un virtuoso progetto incardinato sulle Cooperative di medici che si articola in quattro nodi strategici, che hanno l’obiettivo di potenziare la rete territoriale, esigenza che si è resa ancora di più necessaria a seguito della pandemia Covid:

1. la promozione e nascita di una Rete di cooperative di Medici di Medicina Generale

2. la promozione della nascita di Aggregazioni funzionali territoriali (AFT)

3. l’adozione in misura innovativa, forte e capillare di strumenti tecnologici

4. la promozione della presa in carico da parte di una Cooperativa di gestione di 5-10 Aggregazioni funzionali territoriali.

Ma qual è il nuovo ruolo del medico di medicina generale? Antonio Di Malta, Presidente Co.s.: “La nuova formula del medico di famiglia è il medico organizzato in una forma associativa, adesso chiamata aggregazione funzionale territoriale con dietro una cooperativa di medici che provvede all’assunzione ed acquisizione di tutti questi fattori di produzione del reddito”.

Secondo i dati di Co.S. Infatti la parte maggiore dei medici di Medicina generale non ha strutture logistiche adeguate per il distanziamento o personale amministrativo e infermieristico che consenta di fare di più di quello che ha potuto fare finora. Manca un piano organico che parta dai bisogni del committente per definire e quindi concordare compiti, attività dei medici di Medicina generale, e di conseguenza la logistica e i fattori di produzione e la tecnologia e infrastruttura informatica. E determinante diventa quindi il ruolo della cooperazione nella medicina territoriale post Covid.

Ancora il Dott. Di Malta: “Nel piano proposto, come primo livello, proponiamo di fare una cooperativa per ogni provincia, quindi 107 cooperative, 5 AFT per ogni provincia, fatte ognuna da 20 medici quindi 100 medici per ogni cooperativa. E le cooperative così gestiscono queste cinque AFT quindi cinque asset logistici, chiamate case di comunità nel piano Agenas e sostanzialmente liberano i medici dall’incombenza di doversi occupare di questi temi potendosi occupare invece della loro vera attività di diagnosi, cura e prevenzione. Tutto il resto ci pensa la cooperativa fondamentalmente”.

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