Consulta: Covid, inammissibili ricorsi per conflitti su decreti e dpcm

Red
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Roma, 13 apr. (askanews) - La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili i conflitti di attribuzione tra poteri in relazione a numerosi atti, decreti legge, dpcm, decreti e ordinanze ministeriali, adottati per fronteggiare l'emergenza Covid dall'inizio della pandemia allo scorso autunno, a quando risale il deposito dei ricorsi.

La questione era stata sollevata dai deputati Vittorio Sgarbi e Sara Cunial. La decisione dei giudici e arrivata con due ordinanze depositate oggi.

Secondo i giudici della Consulta "dalla medesima narrativa del ricorso emerge come non sia mancato il confronto parlamentare e come i deputati abbiano avuto la possibilità di esercitare le proprie funzioni costituzionali, nel corso dei 'passaggi parlamentari' principalmente in sede di conversione in legge dei decreti-legge indicati in ricorso".

"La lamentata distorsione degli istituti previsti dagli articoli 76 e 77 della Costituzione, conseguente all'asserita 'espropriazione' della funzione legislativa nei termini prospettati in ricorso, - scrivo i giudici - sarebbe semmai idonea a menomare, in ipotesi, le attribuzioni dell'intera Camera cui appartiene il deputato ricorrente, posto che la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere".

E "quando il soggetto titolare della sfera di attribuzioni costituzionali che si assumono violate e la Camera di appartenenza, e quest'ultima, e non il singolo parlamentare, legittimata a valutare l'opportunità di reagire avverso le supposte violazioni", "non è sufficiente affermare che anche ogni singolo parlamentare sarebbe stato 'totalmente espropriato' delle sue prerogative, in quanto non e ipotizzabile alcuna concorrenza tra la legittimazione attiva del singolo parlamentare e quella della Camera di appartenenza".