Consulta il 24 giugno decide su conflitto Stato-Regioni su pandemia

Red/Apa

Roma, 22 giu. (askanews) - Il 24 giugno la Corte Costituzionale metterà il punto allo scontro tra Stato e Regioni in merito alla gestione delle fasi 2 e 3 dell'emergenza coronavirus. La Consulta si pronuncerà infatti sul ricorso per conflitto di attribuzioni promosso dal Codacons contro quelle amministrazioni regionali (Veneto, Lombardia, Calabria) che hanno adottato provvedimenti in contrasto con le disposizioni dello Stato relativamente alle misure da applicare sul territorio a tutela della salute dei cittadini. La Corte dovrà cioè definire in modo chiaro e inequivocabile a chi spetti decidere sulle emergenze sanitarie e sulle relative misure da adottare sul territorio.

Nel testo della memoria difensiva Codacons presentata alla Consulta dagli avvocati Carlo Rienzi, Guglielmo Saporito e Gino Giuliano, si legge: "il conflitto generato dal Covid non solo e' notorio ed ammesso dalle Regioni costituitesi, ma e' anche gia' emerso in sede giurisdizionale, sotto piu' aspetti: il piu' recente vede attiva la magistratura penale, che appare priva di una effettiva possibilita' di sindacato, pur convocando esponenti del Governo. Poco prima, frettolosamente ed impropriamente lo stesso Governo si era rivolto alla magistratura amministrativa, ottenendo sbrigativi risultati. Ed e' proprio tale disordine - proseguono i legali - che spiega l'assenza, nel presente giudizio, della difesa della Presidenza del Consiglio: quasi con iattanza, il Governo non dedica alcuno sforzo alla corretta lettura della situazione".

Secondo i legali del Codacons, "la pandemia, l'emergenza costituzionale, il conflitto tra i vari enti territoriali, sono invece tutte situazioni eccezionali che devono portare alla rimeditazione delle regole, rigide, che presiedono al giudizio per conflitto di attribuzioni. Cio' soprattutto alla luce del fatto, che proprio in situazioni emergenziali deve consentirsi un'azione popolare quando l'inerzia di un organo - nella specie lo Stato - può avere ripercussioni sui delicati equilibri pubblici".