Consulta: non punibile aiuto al suicidio a determinate... -3-

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Roma, 25 set. (askanews) - Sarà quindi la Corte di assise di Milano a verificare se nel caso del dj Fabo sussistano in capo a Marco Cappato i requisiti per la non punibilità dell'aiuto al suicidio, così come stabilito dalla Consulta nella sua decisione.

La Consulta, infatti, era chiamata a decidere sul destino di Marco Cappato. L'esponente Radicale e tesoriere dell'associazione "Luca Coscioni" si rese protagonista di un'azione di azione di disobbedenza civile aiutando il disk jockey milanese Fabio Antoniani, Dj Fabo, ad ottenere il suicidio assistito in una clinica svizzera specializzata. Fu lo stesso Cappato ad autodenunciarsi davanti ai carabinieri dopo aver accompagnato a morire nei pressi di Zurigo il 40enne milanese, facendo così scattare le indagini della Procura di Milano che lo portarono sotto processo per aiuto al suicidio, reato punito dalla legge italiana con pene fino a 12 anni di carcere, che, per una norma che risale al 1930, nel Codice penale italiano è equiparato a quello di istigazione al suicidio.

Nel processo milanese, davanti ai giudici togati e popolari presieduti da Ilio Mannocci Pacini, l'esponente Radicale rivendicò la legittimità del proprio operato, sottolineando di aver semplicemente aiutato Dj Fabo, rimasto tetraplegico e completamente cieco dopo un grave incidente d'auto del giugno 2014, ad esercitare il suo diritto all'autodeterminazione.

Fabiano, come emerse nel corso del processo anche attraverso le testimonianze della fidanzata Valeria Imbrogno e della madre Carmen Carollo, voleva farla finita. Lui, appassionato di motocross e di musica, amante di viaggi in India e in altre località esotiche, non sopportava l'idea di continuare a vivere tra sofferenze e agonie. Così decise di rivolgersi a Cappato, che immediatamente gli fornì un supporto non solo logistico e organizzativo, contattando direttamente la clinica Dignitas, un centro specializzato in questo tipo di interventi a pochi chilometri da Zurigo, e sbrigando tutta una serie di pratiche burocratiche, ma anche materiale, dato che fu l'esponente Radicale ad accompagnare fisicamente Fabiano nel suo ultimo viaggio, guidando la macchina lo portò da Milano alla Svizzera.

La stessa Procura di Milano, rappresentata in aula dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Sara Arduini, aveva chiesto l'assoluzione dell'imputato: "Cappato - aveva sottolineato in aula in un passaggio della sua requisitoria - ha aiutato Fabiano a esercitare un proprio diritto. Non il diritto al suicidio, ma il diritto alla dignità e il diritto a una morte dignitosa. Anche la dignità della morte si inserisce nel principio più ampio della dignità dell'uomo".(Segue)