Consultazioni, secondo giro. Di Maio: "Passo di lato di Berlusconi". Salvini: "Stop a veti M5S"

Quirinale - Consultazioni

Dopo il buco nell'acqua del primo tentativo, ha preso il via il secondo giro di consultazioni del presidente della Repubblica, iniziato alle 10 con gli incontri con i partiti e che proseguirà venerdì con le alte cariche dello Stato. Nel pomeriggio sono saliti al Colle Pd, centrodestra e M5S. "Parteciperemo ad un governo solo se ci sarà una dichiarazione chiara di riconoscimento di pari dignità di tutto il centrodestra da parte del M5S. Sennò la trattativa non può nemmeno iniziare", ha fatto sapere la parlamentare di Forza Italia, Maria Stella Gelmini alle telecamere fuori da Palazzo Grazioli prima del colloqui con Mattarella. La risposta del M5S non si è fatta attendere: "Ribadiamo: mai un governo con Berlusconi e Forza Italia. FI potrebbe risolvere l'impasse facendosi di lato e consentendo cosi un governo Movimento 5 Stelle-Lega", si legge in una nota dei capigruppo del M5S a Senato e Camera, Danilo Toninelli e Giulia Grillo.

M5S - L'ultima delegazione a essere ricevuta dal presidente Mattarella è quella del M5S con il capo politico Luigi Di Maio. L'incontro è durato più di 20 minuti, al termine Di Maio ha riferito: "Abbiamo proposto una soluzione alla Lega e al Pd con la stesura di un contratto di governo. Ma ci siamo resi conto che c'erano delle evoluzioni. Allora abbiamo avviato un comitato scentifico che portasse avanti i lavori istruttori in attesa delle evoluzioni politiche del Pd e Lega". Sui dem, Di Maio ha spiegato: "Devo dire che ho apprezzato l'apertura da parte di autorevoli esponenti del Pd ma è chiaro che in questo momento il Pd è fermo su posizioni che non aiutano". Con la Lega invece: "C'è una sinergia istituzionale che ha permesso di rendere immediatamente operativo il Parlamento. Ma prendiamo atto che ancora una volta Matteo Salvini e la Lega ci propongono lo schema del centrodestra, che è un ostacolo al cambiamento del Paese. È una posizione che non comprendo. La coalizione, nata solo per rispondere alla legge elettorale - ha aggiunto - anche oggi ha dimostrato di essere disunita. La Lega deve prendersi le sue responsabilità perchè sta dicendo o che vuole fare un governissimo che non ci vede assolutamente d'accordo o che vuole tornare al voto, ipotesi che scongiuriamo, ma di cui non abbiamo paura e su cui non abbiamo niente da perdere". Di Maio lo ha ripetuto ancora una volta: "Abbiamo già detto che per noi è impossibile un governo con Forza Italia. L'unica via possibile è un passo di lato di Berlusconi". E proprio sulle parole di quest'ultimo contro il M5S ("Bisogna distinguere chi è democratico e chi no, da chi non conosce l'abc della democrazia è ora di dirlo a tutti gli italiani"), Di Maio ha risposto: "Ha fatto una battutaccia nei nostri confronti". E a prendere le distanze dalle parole del leader di Forza Italia è stato il capogruppo della Lega al Senato Gianmarco Centinaio: "I veti non ci piacciono a prescindere dalla provenienza. Non era condiviso e non lo sarà mai da parte nostra un no al dialogo con il Movimento 5 Stelle, seconda forza politica in Parlamento. Le parole finali di Berlusconi al Colle non rispecchiano la posizione della Lega, né quella del centrodestra che si è espresso in maniera unitaria e concordata". 

CENTRODESTRA - Il centrodestra unito è salito al Colle alle 17.30. Prima è arrivata la leader di Fratelli D'Italia, Giorgia Meloni, accompagnata dai capigruppo Fabio Rampelli e Stefano Bertacco. Poi il leader della Lega Matteo Salvini, con i capigruppo Giancarlo Giorgetti e Gian Marco Centinaio. E per finire Silvio Berlusconi, accompagnato dai capigruppo di Senato e Camera, Anna Maria Bernini e Maria Stella Gelmini. Al termine dell'incontro, Berlusconi ha lasciato la parola a Salvini: "Abbiamo concordato un comunicato congiunto e il nostro leader Matteo Salvini ne darà lettura". E così è stato: "Ci siamo recati dal capo dello Stato per esprimere l'unità di intenti della coalizione che ha vinto le elezioni. Abbiamo trovato una condivisione invidiabile e invidiata dalle altre forze che stanno discutendo al loro interno. Il centrodestra è disponibile alla nascita di un governo di alto profilo e di lunga durata e con una personalità indicata dalla Lega - ha spiegato il leader leghista - È necessario formare un governo che faccia cose, e non sia bloccato da veti: il centrodestra è pronto a farsi carico di questa responsabilità. Ci aspettiamo dal Movimento 5 Stelle altrettanta responsabilità nei confronti del paese: se continuasse il gioco di tattiche, di no e di veti la speranza di cambiamento espresso dalle urne sarebbe subito disattesa". Poi una volta fuori dal Colle, tra selfie e strette di mano, ha aggiunto: "Escludo di andare al governo con il Pd. Abbiamo parlato chiaramente, dicendo che l'Italia e gli italiani hanno fretta, non hanno voglia di beghe e polemiche o veti. Noi di veti non ne mettiamo per nessuno, siamo pronti a cominciare a lavorare da domani, sperando che anche altri la smettano con i protagonismi e con le imposizioni. Il voto del 4 marzo ha premiato la coalizione di centrodestra e il M5S: o queste due forze dialogano o si torna al voto".

E sulla grave crisi in Siria, Salvini ha aggiunto: "Pur ribadendo gli obblighi di lealtà all'Alleanza atlantica siamo contrari ad azioni unilaterali. La via maestra sia lo spirito di Pratica di Mare come lo storico riavvicinamento della Russia con l'Alleanza atlantica. Ci siamo riusciti una volta, ci proviamo anche con il futuro Governo". Al termine del discorso di Salvini, Silvio Berlusconi si è preso la scena, si è avvicinato ai microfoni e rivolgendosi ai giornalisti ha detto: "Fate i bravi e sappiate distinguere chi è democratico e chi no, da chi non conosce l'abc della democrazia. È ora di dirlo a tutti gli italiani". 

PD - Ad aprire il pomeriggio del secondo giro di consultazioni di Sergio Mattarella, è stata la delegazione Pd, formata da Maurizio Martina, il presidente Matteo Orfini, i capigruppo di Camera e Senato Graziano Delrio e Andrea Marcucci.

"Abbiamo ribadito al presidente il nostro impegno a lavorare su questioni prioritarie per il Paese - ha detto il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina, al termine del colloquio - C'è la grande questione del lavoro, abbiamo ribadito la centralità di alcune questioni come il Mediterraneo e il tema migratorio e la necessità a una svolta europea. Non possiamo esprimere la nostra preoccupazione, forte per crisi siriana. Non possiamo esprimere preoccupazioni per certe posizioni che alcune forze politiche hanno espresso". E ancora. "È inaccettabile che ci sia un rinvio dello sforzo e della responsabilità. Bisogna essere all'altezza della responsabilità che si ha, soprattutto se si dice al paese di aver vinto", ha continuato Martina. Chi ha prevalso il 4 marzo "la smetta con tira e molla, la smetta con tatticismi estremi con l'incertezza che stanno generando. Il Paese ha bisogno di scelte chiare. Chi ha prevalso ha il dovere di dire che cosa vuole fare senza i balletti pubblici che nascondono solide intese. Basta tatticismi, lo si faccia per il bene Paese - ha proseguito Martina - Con coerenz

LEU. "La situazione in Siria rende necessaria un'accelerazione per trovare una soluzone alla crisi di governo, non bisogna certamente attendere le consultazioni regionali per poter stabilire i rapporti di forza all'interno e all'esterno delle coalizioni". Anche il leader di LeU, Pietro Grasso, ha fatto appello alla responsabilità e ha invocato una soluzione tempestiva.

LeU ha sostenuto che "si debba uscire dai personalismi e cominciare a trattare i temi più urgenti" che "noi di Liberi e Uguali, attraverso dei disegni di legge, abbiamo già puntializzato quali sono". Le priorità per LeU sono "la tutela del lavoro, il welfare attraverso il sistema sanitario, i diritti civili", ha detto Grasso, che poi ha aggiunto: "Per quanto rigaurda l'economia, noi aspettiamo che sia scritto il Documento di economia e finanza (Def) per esprimere le nostre valutazioni". 

GRUPPO MISTO ALLA CAMERA. "Ci troviamo in una posizione di opposizione al governo M5S-Lega". È stata chiara Beatrice Lorenzin (Civica popolare), esponente del gruppo Misto alla Camera, all'uscita dall'incontro con Sergio Mattarella. "Dividere questa coalizione sarebbe un grave errore", è stato invece il pensiero di Maurizio Lupi di Noi con l'Italia. L'intenzione della 'quarta gamba' della coalizione di centrodestra è "essere nella coalizione di centrodestra ed eventualmente seguirne le indicazioni", ha sottolineato Lupi.

GRUPPO MISTO AL SENATO. "Abbiamo chiesto al presidente della Repubblica di accelerare sulla possibilità di far sì che venga presentata da parte di chi ha vinto le elezioni una soluzione, uscendo dalle schermaglie giornalistiche: non ha senso aspettare le elezioni del Molise e del Friuli. La crisi siriana ci obbliga a fare più in fretta", ha detto l'esponente del gruppo Misto al Senato, Riccardo Nencini (Psi), al termine del colloquio con Mattarella.

"L'Italia deve rimanere nel quadro delle alleanze euroatlantiche", gli ha fatto eco Emma Bonino, anche lei nel Misto al Senato, ma eletta con +Europa. Bonino ha detto che si dovrà valutare come partecipare ad un'iniziativa "per fermare il massacro dei siriani, magari utilizzando gli strumenti del diritto internazionel". E su un possibile appoggio al centrodestra ha rimarcato: "Non mi pare ci siano margini, soprattutto guardando alla tenuta dei conti pubblici, al momento, per un sostegno".

AUTONOMIE. Il primo a salire al Colle è stato il Gruppo delle Autonomie, rappresentato dalla senatrice Juliane Unterberger, da Philip Achammer, presidente del partito Svp (Sudtiroler Volkspartei) e dal senatore Albert Laniéce, vice presidente dell'Union Valdotain. "Abbiamo ribadito la nostra disponibilità - ha affermato Unterberger - a dialogare con tutte le forze politiche"che si riconoscano nei valori europei e la tutela minoranze, al fine di formare un governo italiano che rispetti i contratti internazionali". Il gruppo ha poi ribadito di essere disposto a collaborare con un govenro M5S-Lega. "Ma tra l'altro non credo che abbiano bisogno dei nostri voti", ha aggiunto Unterberger.

Laniece ha invece espresso "preoccupazione per questo stallo governativo", soprattutto alla luce "della crisi siriana", la quale impone che "il Paese abbia un governo con piene funzioni per rapportarsi con i Paesi coinvolti".