Contagi in forte ascesa in 5 Regioni: le stime degli epidemiologi

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People walk in the historic center of Perugia, Italy, November 13, 2021. Picture taken November 13, 2021. REUTERS/Yara Nardi (Photo: YARA NARDI via REUTERS)
People walk in the historic center of Perugia, Italy, November 13, 2021. Picture taken November 13, 2021. REUTERS/Yara Nardi (Photo: YARA NARDI via REUTERS)

È in corso “una significativa accelerazione nella diffusione dei contagi che, a parità di condizioni, potrebbe portare tra due settimane 5 regioni a superare la soglia del tasso di incidenza settimanale di 250 casi per 100.000 e altre 8 sopra 150 casi per 100.000”. Sono le stime del Gruppo di Lavoro MADE dell’Associazione Italiana di Epidemiologia diffuse insieme a un position paper che contiene cinque raccomandazioni per la gestione dell’attuale fase pandemica. L’indice di replicazione diagnostica (RDt) a livello nazionale sui dati del 13 novembre ”è pari a 1,42, e superiore all’uno in tutte le regioni”.

Sulla base dell’analisi dei dati, per il contenimento dei contagi, dei ricoveri e dei decessi associati al Covid-19, è necessario innanzitutto, si legge, “promuovere la vaccinazione dei soggetti che, fino ad ora, non hanno aderito all’offerta puntando a campagne mirate di chiamata attiva” e “accelerare al massimo la somministrazione della dose booster”. È possibile, infatti, stimare il numero di persone che bisogna vaccinare per prevenire una infezione, un ricovero in ospedale, uno in terapia intensiva, un decesso. In base all’incidenza e ai dati osservati nel mese di ottobre, se avessimo raggiunto 367 soggetti, tra le 235.000 persone di più di 80 anni ancora non vaccinate, avremmo evitato un contagio; con 783 somministrazioni avremmo evitato un ricovero e, con 1.365 vaccinazioni tra gli over 80 non vaccinati, avremmo evitato un decesso. “Con l’aumento prevedibile dell’incidenza nelle prossime settimane, il guadagno in numeri assoluti di eventi evitati con la vaccinazione risulterà ancora maggiore”.

“Il dato oggettivo è che siamo in ascesa nel numero dei casi, va detto però che questa circolazione del virus non è omogenea in tutto il Paese”. Così Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus. “A Trieste i numeri cominciano a preoccupare - aggiunge - poi ci sono Bolzano e Gorizia. Stanno aumentando anche gli ingressi giornalieri in terapia intensiva. Però la situazione ospedaliera è sostanzialmente molto tranquilla. L’unica regione che rischia di vedere il giallo in tempi non lunghissimi è il Friuli Venezia Giulia, nelle altre Regioni la situazione è ampiamente sotto controllo”.

Fedriga: “Presto Friuli in zona gialla, temo l’arancione”. “Non possiamo fare pagare il prezzo di eventuali nuove chiusure ai vaccinati, che hanno difeso se stessi e gli altri, partecipando alla campagna vaccinale” ha detto oggi a Udine il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. “Siamo a un passo dalla zona gialla e questo è dato dal numero dei ricoveri anche in area medica, molto vicino al 15%. Il Fvg andrà in zona gialla, ma per fortuna questo prevede misure ancora molto contenute. Tuttavia, il passaggio alla zona arancione sarebbe drammatico per l’economia, è una cosa che non possiamo e non dobbiamo permettere”.

“Al 15 novembre 2020 avevamo 7 regioni in zona rossa, 9 in zona arancione, quindi - sottolinea - oggi dobbiamo dire grazie ai vaccini per trovarci in questa situazione. Va detto anche che c’è stato un cambio di criteri per i colori delle regioni, se oggi avessimo gli stessi criteri dell’anno scorsa già diverse regioni sarebbero in zona arancione e altre in zona rossa”.

Il presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta ha poi affermato che “nell’ultima settimana il numero di nuovi vaccinati è aumentato: circa 20mila in più rispetto alla settimana precedente. È una piccola conquista che va nella giusta direzione. Sulle terzi dosi si procede in maniera non omogenea. Ci sono differenze regionali enormi, con alcune che hanno già raggiunto il 100% per la dose agli immunodepressi mentre altre che, invece, si trovano al di sotto della media nazionale del 50%. Per quanto riguarda la dose booster agli anziani, la copertura nazionale è del 50% e anche qui ci sono notevoli differenze a livello regionale”.

Interpellato poi sul tema dei decessi correlabili al vaccino in Italia, Cartabellotta ha informato che “sono 16, la maggior parte dei quali riferiti a persone anziane con patologie multiple. Dobbiamo sempre distinguere il numero di segnalazioni che si basano semplicemente sulla sequenza temporale. Questi decessi vengono poi indagati dall’Aifa e vengono confermati solo quelli correlabili”.
Sull’argomento ‘possibili scenari per i prossimi mesi’ Cartabellotta ha tenuto a precisare: “Abbiamo grandi difficoltà a sviluppare modelli previsionali perché sono tante le dinamiche in gioco. Più aumentano i casi e più aumentano i ricoveri, ovviamente in misura minore rispetto all’era pre-vaccino. Quanto più si utilizzano precauzioni come le mascherine tanto più si riduce la circolazione del virus”. Il numero uno della fondazione Gimbe ha infine dichiarato: “Quanto più abbiamo una copertura vaccinale elevata, anche con le terze dosi, tanto più si riducono i ricoveri. Certo è che rispetto ad altri paesi europei siamo messi meglio. Io ho fatto la terza dose l’altro giorno, ho avuto un po’ di dolore al braccio ma sono già operativo: invito tutti a farla”, ha concluso.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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