Conte è Conte ma la destra non sta tanto meglio

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Head of the League party Matteo Salvini and head of the Brothers of Italy (FdI) party, Giorgia Meloni march during a united rally along with the Forza Italia (FI) party for a protest against the government on June 2, 2020 on Via del Corso near Piazza del Popolo in Rome, as the country eases its lockdown aimed at curbing the spread of the COVID-19 infection, caused by the novel coronavirus. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP) (Photo by ALBERTO PIZZOLI/AFP via Getty Images) (Photo: ALBERTO PIZZOLI via Getty Images)
Head of the League party Matteo Salvini and head of the Brothers of Italy (FdI) party, Giorgia Meloni march during a united rally along with the Forza Italia (FI) party for a protest against the government on June 2, 2020 on Via del Corso near Piazza del Popolo in Rome, as the country eases its lockdown aimed at curbing the spread of the COVID-19 infection, caused by the novel coronavirus. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP) (Photo by ALBERTO PIZZOLI/AFP via Getty Images) (Photo: ALBERTO PIZZOLI via Getty Images)

Come dare torto al giornalista del Financial Times che, al termine di un colloquio a piazza Navona con Salvini in versione moderata filo-Draghi, filo Nato, filo-europeista, quasi da uomo dell’establishment si chiede se, rispetto al Salvini delle simpatie per Trump, Putin e allo scetticismo sull’Euro, sia cambiata davvero la persona o solo il “costume” che indossa. La conferma del dubbio, che lascia propendere per la seconda risposta, arriva con la firma del manifesto dei sovranisti europei assieme alla Le Pen, Orban, Kaczynski, la Meloni e il leader spagnolo di Vox “contro l’ideologia tecnocratica di Bruxelles”. Non c’è l’uscita dall’euro, e questa non è una novità, ma il manifesto è un distillato di sovranismo, ribattezzato “patriottismo” contro le regole e le norme che i perfidi burocrati impongono alla vita dei popoli, tra le quali, chissà se carità di patria appunto, non è nominato quel Recovery plan su cui Orban l’anno scorso mise il veto.

Al governo con Draghi in Italia sognandolo addirittura al Quirinale, con la Le Pen in Europa sognandola all’Eliseo, col Recovery che serve all’Italia al di qua delle Alpi, con i suoi nemici al di là. Distratti dal rumore della scissione (o implosione) dei Cinque Stelle, focalizzati sul Pd che vede franare l’orizzonte strategico dell’ultimo anno, per un istante si è perso di vista il carnevale di questa destra che, parafrasando Woody Allen, se “Dio è morto” e “Marx pure” tanto bene non sta, a dispetto della retorica sull’invincibile armata che, appena si potrà votare, tornerà al governo con un plebiscito popolare. Ma che non trova generali a Milano, dove siamo al settimo candidato da verificare, perché l’unico che aveva messo d’accordo tutti è Gabriele Albertini, sindaco ai tempi...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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