Conte al Senato parla del caso Savoini e ribadisce la sua fiducia in Salvini

filippo frignani
La premessa è il rispetto del Parlamento. Nell'Aula del Senato, dove è chiamato a tenere una informativa su una presunta trattativa tra la Lega e personalità di nazionalità russa, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ricorda di non essere mai sfuggito alle richieste delle Camere che considera, rimarca, non come un "orpello del sistema democratico", ma l'essenza stessa del governo.Parole che sembrano segnare una distanza con il leader della Lega, Matteo Salvini, che fin qui ha declinato gli inviti giunti dal Parlamento e che anche oggi ha preferito non assistere ai lavori di Palazzo Madama. Un riguardo all'istituzione che il premier ribadisce anche quando, poco dopo, assicura che tornerà alle Camere per annunciare le dimissioni, ove mai il suo incarico alla guida del governo dovesse finire prima del termine della legislatura. In un'Aula dove è impossibile non notare l'assenza dei senatori del Movimento 5 stelle (che hanno così protestato per il via libera alla Tav), Conte, entrando nel merito della vicenda, conferma di non aver ricevuto informazioni dal ministro dell'Interno sulla questione ma rinnova la fiducia nel suo vicepremier e "nei confronti di tutti i componenti del governo". Un altro capitolo del suo intervento lo riserva alla politica estera, che è decisa - conferma - direttamente da Palazzo Chigi in accordo con la Farnesina. Il premier rivendica così il suo ruolo e assicura che né la Lega né il Movimento 5 stelle potrebbero "imprimere un indirizzo di politica internazionale in ragione dei rapporti intrattenuti con singole forze politiche di altri paesi". I partiti che sostengono la maggioranza - spiega - sono liberi di "coltivare rapporti con singoli partiti politici di altri paesi o di apparentarsi con gruppi politici transnazionali", ma Conte si attribuisce il merito di essersi sempre adoperato perché l'interesse nazionale fosse comunque messo davanti a tutto. L'Italia - scandisce - ha sempre dimostrato coerenza "davanti a tutti gli interlocutori internazionali" e non ha mai "mutato posizioni" nei rapporti con gli Stati uniti, con l'Unione europea o con gli altri "attori globali". Spesso interrotto dalle proteste che giungono dai banchi delle opposizioni, e del Partito democratico in particolare, Conte conclude annunciando che si adopererà perché in futuro "i ministri vigilino con massimo rigore affinché negli incontri governativi a livello bilaterale siano presenti solo persone accreditate ufficialmente che in ragione dei doveri d'ufficio siano tenute al vincolo della riservatezza". Un ultimo altolà al vicepremier al quale Conte attribuisce la responsabilità della presenza di Gianluca Savoini a Mosca e alla cena offerta in occasione della visita di Putin a Roma.

La premessa è il rispetto del Parlamento. Nell'Aula del Senato, dove è chiamato a tenere una informativa su una presunta trattativa tra la Lega e personalità di nazionalità russa, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ricorda di non essere mai sfuggito alle richieste delle Camere che considera, rimarca, non come un "orpello del sistema democratico", ma l'essenza stessa del governo.

Parole che sembrano segnare una distanza con il leader della Lega, Matteo Salvini, che fin qui ha declinato gli inviti giunti dal Parlamento e che anche oggi ha preferito non assistere ai lavori di Palazzo Madama. Un riguardo all'istituzione che il premier ribadisce anche quando, poco dopo, assicura che tornerà alle Camere per annunciare le dimissioni, ove mai il suo incarico alla guida del governo dovesse finire prima del termine della legislatura.

In un'Aula dove è impossibile non notare l'assenza dei senatori del Movimento 5 stelle (che hanno così protestato per il via libera alla Tav), Conte, entrando nel merito della vicenda, conferma di non aver ricevuto informazioni dal ministro dell'Interno sulla questione ma rinnova la fiducia nel suo vicepremier e "nei confronti di tutti i componenti del governo".

Un altro capitolo del suo intervento lo riserva alla politica estera, che è decisa - conferma - direttamente da Palazzo Chigi in accordo con la Farnesina. Il premier rivendica così il suo ruolo e assicura che né la Lega né il Movimento 5 stelle potrebbero "imprimere un indirizzo di politica internazionale in ragione dei rapporti intrattenuti con singole forze politiche di altri paesi". I partiti che sostengono la maggioranza - spiega - sono liberi di "coltivare rapporti con singoli partiti politici di altri paesi o di apparentarsi con gruppi politici transnazionali", ma Conte si attribuisce il merito di essersi sempre adoperato perché l'interesse nazionale fosse comunque messo davanti a tutto. L'Italia - scandisce - ha sempre dimostrato coerenza "davanti a tutti gli interlocutori internazionali" e non ha mai "mutato posizioni" nei rapporti con gli Stati uniti, con l'Unione europea o con gli altri "attori globali".

Spesso interrotto dalle proteste che giungono dai banchi delle opposizioni, e del Partito democratico in particolare, Conte conclude annunciando che si adopererà perché in futuro "i ministri vigilino con massimo rigore affinché negli incontri governativi a livello bilaterale siano presenti solo persone accreditate ufficialmente che in ragione dei doveri d'ufficio siano tenute al vincolo della riservatezza". Un ultimo altolà al vicepremier al quale Conte attribuisce la responsabilità della presenza di Gianluca Savoini a Mosca e alla cena offerta in occasione della visita di Putin a Roma.