Conte alla ricerca del suo esercito

Pietro Salvatori
(AP Photo/Gregorio Borgia)

Giuseppe Conte va alla festa di Articolo1 “scortato” dal “buongiorno Presidente!” lanciatogli addosso da Alessandro Di Battista in riferimento delle parole di stupore dopo lo strappo di Matteo Renzi. Mai il premier si è sentito così forte, mai il suo partito di riferimento è stato internamente così turbolento. I veleni interni, le maldicenze, le correnti l’un contro l’altra armate sono conseguenza del tribolatissimo accordo con il Pd, certamente, ma arrivano da lontano. Luigi Di Maio è un leader sotto accusa, costretto sulla difensiva da scelte di governo che hanno lasciato scontenti tutti fatto salvo i diretti interessati.

Che i rapporti fra i due frontmen del Movimento 5 stelle non siano al punto massimo del loro fulgore non è una notizia. Ed è anche per questo che il generale senza esercito che abita a Palazzo Chigi sta dispiegando un’agenda per rimanere saldamente al centro del villaggio. Così eccolo alla festa della sinistra intervistato da Enrico Mentana. Poi a quella della destra-destra, l’Atreju di Fratelli d’Italia, dove sabato colloquierà con Bruno Vespa. E poi ancora sabato risponderà alle domande alla festa della Cgil. Ma non finisce qui, perché il presidente ha già messo in calendario nei prossimi giorni un incontro con Assolombarda, il cuore barricadero della Confindustria italiana, chiudendo un cerchio pre legge di bilancio che lo ha visto costruirsi anche una robusta road map internazionale (Al-Sarraj, Macron, Steinmeier, Nazioni Unite).

L’ecumenismo di Conte ha tante sfaccettature e un solo filo conduttore: cercare di rendere sempre più salda una rete relazionale con politica e corpi intermedi che è la vera arma che al momento può appendere alla cintola per difendersi dalle intemperie di un governo nato tra i marosi e che dopo la scissione dell’ex rottamatore e i venti aspri nei 5 stelle rischia di vivere nella tempesta.

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