Conte ancora in stallo, Gualtieri riscrive bozza Recovery Plan

Red
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Roma, 5 gen. (askanews) - "Stiamo vivendo una fase di attesa": così una fonte autorevole di area 5 stelle descrive lo stallo attuale della pre-crisi di Governo. Stallo che senza un contatto diretto fra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il suo principale contestatore, Matteo Renzi, sarà difficilmente sbloccato.

Nel frattempo, al Ministero dell'Economia e delle Finanze si lavora senza sosta all'elaborazione di una nuova bozza del Recovery Plan, che secondo fonti parlamentari dovrà essere vagliata dal ministro degli Affari europei Enzo Amendola, da quello allo Sviluppo economico Stefano Patuanelli e dal ministro per il Sud Giuseppe Provenzano. Lo staff di Roberto Gualtieri lavora al potenziamento della fetta dei finanziamenti destinata direttamente alla sanità, che già da ieri era stata portata da 9 a oltre 11 miliardi di euro, senza calcolare gli interventi accessori come l'efficientamento energetico o l'edilizia, per andare incontro alle osservazioni di Italia viva e forse per neutralizzarne la forza. Ma una delle messe a punto delle ultime ore riguarda anche uno studio più accurato delle possibili interazioni e sinergie fra Next Generation Eu e gli altri fondi europei disponibili per l'Italia.

Una volta che i ministri coinvolti daranno il via libera, la nuova bozza sarà nelle mani di Conte, che "per le vie brevi", secondo fonti governative, sta comunque tenendo contatti con la maggioranza. Ma "non ci sono incontri ufficiali in agenda", tutte le fonti concordano. Il Consiglio dei ministri non è ancora fissato e non si terrà comunque prima di giovedì 7. Nessuno si sbilancia sul percorso possibile per la chiusura della fase di attesa: se con un vertice di tutta la maggioranza o con un faccia a faccia Conte-Renzi, che finora non pare essere in vista. Pallino in mano a Conte, che già in nottata era stato costretto a mediare sulla gradualità della riapertura delle scuole il 7, data-bandiera della ministra M5S dell'Istruzione Lucia Azzolina ma osteggiata da buona parte degli alleati.

Il Pd resta fermo sul "no alla crisi al buio" e punta sul nuovo Piano (che risponda alle "osservazioni puntuali" del Nazareno) per ancorare al merito delle questioni il confronto politico. Tocca a Conte prendere l'iniziativa, ma resta da vedere se le dimissioni preventive del premier, finora ventilate dagli ambienti renziani come via d'uscita possibile dalla crisi, verranno accantonate; in caso contrario si rimarrebbe, appunto, nel territorio della "crisi al buio". Il Pd non agita pubblicamente la minaccia del voto ma al Nazareno ci si chiede "come si giustificherebbe il rientro dalla finestra della destra sovranista che nell'agosto del 2019 tutti insieme abbiamo messo da parte facendo questa alleanza". Lapidario su Twitter il numero 2 dem, Andrea Orlando "Non invidio affatto - scrive - chi dovrà argomentare la tempestività di una crisi di governo prodotta in questo preciso momento storico". Mentre fonti parlamentari del Pd ricordano che la posizione del partito è sempre stata che "nel rispetto delle prerogative del Colle, non esiste alternativa a questa maggioranza che non sia il voto". Ma per evitare la temuta alternativa delle urne, secondo i 5 stelle "da Renzi devono arrivare delle richieste, non delle boutade televisive...". E Luigi Di Maio, che è tornato a rivestire i panni del leader "informale", prova a blindare l'esecutivo: "C'è una forza di governo - dice - che sta mettendo in discussione il Governo così com'è. Io mi auguro che prevalga la responsabilità. Se perdiamo il prossimo mese e mezzo o due in campagna elettorale rischiamo di perdere i fondi del Recovery fund". Parla di "cose da aggiustare", di fatto non chiudendo la porta a un rimpastino ma nega di essere pronto al trasloco dalla Farnesina al Viminale: M5S, dice, non cerca altri ruoli.

Stallo, quindi: la bozza del nuovo Recovery Plan potrebbe arrivare in nottata, se non addirittura domattina, quindi per ora fanno testo solo le dichiarazioni di "posizionamento" dei protagonisti, a partire da Matteo Renzi, che martella sugli slogan di questi giorni con una certa costanza. Italia viva, ribadisce nella sua newsletter, non chiede poltrone e le due ministre Teresa Bellanova e Elena Bonetti sono pronte a dimettersi: "Siamo infatti gli unici disponibili a lasciare le poltrone. Se le nostre idee servono, ci siamo. Se le nostre idee non servono, tenetevi anche le poltrone". Quanto al dopo, per ora a chi ha ipotizzato un altro Governo prima delle elezioni prova a fare sponda Giovanni Toti, con i suoi di Cambiamo!: se Conte "non è in grado di andare avanti", suggerisce il presidente della Liguria, "tutte le forze politiche collaborino a un nuovo Governo che porti il Paese al voto dopo aver deciso e attuato almeno tre cose essenziali: vaccini, investimenti del Recovery e messa in sicurezza del sistema sanitario". Non troppo lontano dalle posizioni di chi critica il Governo dall'interno della maggioranza.