Conte bis, stop a Quota 100 dopo due anni: il compromesso Pd-M5s

Conte bis quota 100

Per Nicola Zingaretti il governo giallorosso è nato nel segno della “discontinuità“, ma è difficile ignorare il fatto che il nuovo esecutivo è, almeno per metà, la prosecuzione di quello appena concluso. Se da un lato il Pd chiede una svolta netta, dall’altro il M5s ha la necessità di percorrere il “nuovo corso” senza rinnegare quanto fatto nei quattordici mesi trascorsi a Palazzo Chigi a fianco della Lega. Tra le questioni più spinose per i pentastellati c’è quella delle pensioni, di cui il Carroccio ha fatto la propria bandiera, lasciando ora la gestione di Quota 100 in eredità al Conte bis.

Conte bis: il futuro di quota 100

Non c’è ancora niente di ufficiale e, nei giorni dei voti di fiducia alle Camere, tutto appare in divenire. Ma, secondo fonti vicine a Palazzo Chigi, sembra che per quanto riguarda Quota 100 il Conte bis sia alla ricerca di un compromesso che accontenti sia dem che pentastellati. Mentre il M5s hanno posto più di un paletto sulla norma che porta anche la loro firma (“Quota 100 non si tocca“), il Pd chiede lo stop anticipato della misura, che consentirebbe di risparmiare parte dei 21 miliardi previsti per tre anni.

La soluzione potrebbe essere la seguente: lasciare in vigore Quota 100 per altri due anni, fino a dicembre 2021, per poi non prorogarla. Probabilmente, la norma sarà sostituita da un Ape sociale rafforzato rispetto alle norme vigenti. “Pur essendo stato sempre fermamente contrario, non penso sia giusto stoppare anticipatamente Quota 100. Ma, ovviamente, non dovrà essere prorogata nel 2022”, ha spiegato il dem Antonio Misiano, responsabile economico del partito e possibile viceministro dell’Economia.

Le richieste

L’abolizione della riforma pensionistica godrebbe del sostegno della Commissione europea e della Corte dei Conti, preoccupate per gli effetti della legge del governo Conte 1 sulle casse dello Stato. Bisogna però sottolineare che un primo argine alle “spese folli” di Quota 100 è stato posto dagli stessi italiani. I dati raccolti fino allo scorso 6 settembre mostrano che solo 176 mila cittadini hanno presentato domanda all’Inps, a fronte delle 290 mila richieste previste dal governo al momento dell’entrata in vigore.