Conte cerca un modo (non molto esplicito) per appoggiare Gualtieri

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Ansa (Photo: Ansa)
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Arriverà l’endorsement, non si sa dove, non si sa come, non si sa quando ma arriverà. Giuseppe Conte è persuaso che la scelta giusta sia favorire la vittoria a Roma di Roberto Gualtieri, a Torino la partita è più complicata, ma a Roma la si deve giocare tutta. Per la rilevanza politica nazionale e la possibilità di infliggere un duro colpo al fronte sovranista, per la figura del candidato, ministro del secondo governo dell’ex premier, per la prospettiva nazionale di alleanza con il Pd. Ma anche quella del Campidoglio non è una vicenda semplice. Virginia Raggi è inamovibile nella sua contrarietà, la diplomazia del capo politico si è già messa in moto per un’opera di moral suasion, l’esito è incertissimo.

Per questo nell’entourage di Conte si tende a scartare per il momento la scelta di un’investitura ufficiale. No a un apparentamento, niente palco condiviso con il candidato sindaco e con l’alleato Enrico Letta. La formula sarà più sfumata, un post, una dichiarazione, una semplice risposta alla domanda se preferisca Gualtieri o Enrico Michetti.

E d’altronde oggi Conte un po’ l’ha detto, che è un tema di cui si discuterà, escludendo però categoricamente un appoggio alla destra. “Su Gualtieri ci ragioneremo”, ha spiegato prudente subito prima di sbilanciarsi: “È un ministro che ha lavorato con me, c’è da tenere in conto un’esperienza passata al governo in modo positivo, sicuramente è una persona di valore”. Il dado è tratto ma rimane in tasca. Mentre a Torino il sostegno a Stefano Lo Russo, firmatario di alcune delle denunce che hanno portato in tribunale Chiara Appendino, è probabilmente da escludersi per l’opposizione di tutto il partito torinese (violento il j’accuse della candidata Valentina Sganga: “Per ripartire, per ricostruire, bisogna metterci la faccia anche dove si perde, come a Torino e a Roma”), nella capitale la situazione è più complessa.

Anzitutto perché non scegliere tra Gualtieri e Michetti avrebbe un’eco nazionale non indifferente, e potrebbe compromettere l’appoggio degli alleati. Ma anche perché rimane ferma l’opposizione della prima cittadina uscente a questa ipotesi. “Virginia non darà mai il via libera al centrosinistra dopo come l’hanno trattata in questi cinque anni”, dice chi le sta vicino. Con questa sinistra mai, è il ragionamento che la sindaca affida ai suoi, che nel discorso della sconfitta ha condito con un “i cittadini non sono mandrie da portare al pascolo”, chiaro riferimento a chi spinge per un endorsement.

“Conte sta già provando a convincere Raggi - racconta una fonte del partito romano - e secondo me la prossima settimana potrebbe sbilanciarsi per Gualtieri”. Il timore è quello di un contro canto della sindaca, che dilanierebbe ancor più il partito romano. “Conte non ha paura che intacchi la sua leadership - continua il dirigente M5s - ma lui è così, non vuole strappi violenti, cercherà fino all’ultimo una mediazione”.

Il tam-tam 5 stelle spinge su un sicuro coinvolgimento di Raggi nella struttura del partito, anche se l’elezione nel Comitato di garanzia è un problema per chi la vorrebbe in un incarico più operativo, un modo per riassorbire quella che comunque è stata una personalità molto in vista dei pentastellati e che fra due settimane rimarrà appiedata.

Nel Pd si osserva interessati quel che succede. La convinzione è quella che un’indicazione di Conte sia importante ma non decisiva, la sicurezza è quella che se Raggi continuasse a non schierarsi sarebbe meglio. Un parlamentare romano ragiona: “Non so nemmeno quanto ci convenga, potrebbe avere un effetto opposto a quello desiderato”. Per gli alleati Dem l’era di Virginia è già archiviata.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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