Conte: “Escludo la patrimoniale, preoccupa la guerra dei dazi”

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Escludo l’introduzione di qualsiasi patrimoniale con questo governo”, ha assicurato Giuseppe Conte, durante il suo intervento all’Assemblea di Assolombarda alla Scala. Il premer si è rivolto alla platea rassicurante gli industriali anche per quanto riguarda il settore edilizia e l’aumento dell’Iva, ma ammettendo che l’imposizione di dazi per 7,5 miliardi di dollari da parte del governo statunitense può mettere a rischio l’export italiano.

Conte esclude la patrimoniale

La politica economica del governo Conte bis non prevede l’introduzione di alcuna patrimoniale e punta, invece, sull’abbattimento del cuneo fiscale e sugli investimenti nelle infrastrutture. “Abbiamo sterilizzato completamente l’aumento dell’Iva“, ricorda il premier a pochi giorni dall’approvazione della Nadef. Le clausole di salvaguardia avrebbero “costituito un enorme ostacolo per il rilancio del Paese”, con conseguente aggravio di spesa per le famiglie pari a 542 euro per nucleo familiare. “Stiamo lavorando a una riforma fiscale perché vogliamo un fisco più efficiente e più giusto. L’obiettivo non è aumentare il carico fiscale ma diminuirlo. Questo è un momento in cui serve fiducia e coraggio, anche a livello europeo, come dimostra il grande gabinetto affidato all’Italia con l’incarico a Paolo Gentiloni“, ha concluso il premier.

La guerra dei dazi

Davanti all’Assemblea di Assolombarda, il presidente del Consiglio ha ribadito la volontà di “far ripartire la crescita”, obiettivo che necessita di “un doppio sforzo. Da un lato, contrastare la congiuntura avversa, soprattutto a causa delle tensioni commerciali; dall’altro, risolvere i problemi di lungo periodo dell’economia italiana”. Conte ha ammesso che “la guerra dei dazi sta mettendo a dura prova l’intero comparto del manifatturiero europeo. Da ultimo, il pronunciamento del Wto che legittima gli Stati Uniti apre a una prospettiva che rischia di far male al nostro settore manifatturiero e alimentare. Faremo di tutto per limitare i danni, anche all’interno dell’Ue. A questo si aggiunge una crisi strutturale dell’automotive che costituisce una minaccia per ampi settori della nostra industria, soprattutto al Nord”.