Conte frena due volte sul Mes: anche sulla riforma chiesta dall'Ue prende tempo

Angela Mauro
·Special correspondent on European affairs and political editor
·5 minuto per la lettura
ROME, ITALY - OCTOBER 20: Italian Prime Minister Giuseppe Conte (R) and Spain Prime Minister Pedro Sánchez (L) hold a press conference after a meeting at Palazzo Chigi, on October 20, 2020 in Rome, Italy. Today Spain Prime Minister Pedro Sanchez will takes part in the Italy-Spain dialogue forum, to deepen and strengthen the collaboration between the two countries and to discuss policies for economic recovery in Europe. (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)
ROME, ITALY - OCTOBER 20: Italian Prime Minister Giuseppe Conte (R) and Spain Prime Minister Pedro Sánchez (L) hold a press conference after a meeting at Palazzo Chigi, on October 20, 2020 in Rome, Italy. Today Spain Prime Minister Pedro Sanchez will takes part in the Italy-Spain dialogue forum, to deepen and strengthen the collaboration between the two countries and to discuss policies for economic recovery in Europe. (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)

La seconda ondata di covid allarma tutta l’Europa, ma dà fiato alle richieste degli Stati del sud, i più in affanno per la crisi economica. É in questa cornice che prende forma la ‘nuova’ idea di Giuseppe Conte di interrogarsi non solo sul prestito del Mes (“Prenderlo o meno non incide sulla nostra reazione sanitaria all’emergenza”, dice in conferenza stampa con lo spagnolo Pedro Sanchez, in visita a Roma, innescando nuove polemiche col Pd ma non col ministro Roberto Gualtieri), ma anche sulla riforma del ‘Salva Stati’, pronta da tempo, sulla quale Bruxelles aspetta ancora la firma di Roma.

“Il Mes è un accordo intergovernativo nato in un contesto specifico – dice Conte, sempre in conferenza stampa con Sanchez a Palazzo Chigi - Un progetto riformatore di aggiornamento già c’è, quindi anche in quella direzione si può cogliere l’opportunità offerta da questa esperienza”, dalla pandemia, “per avvantaggiarci tutti e lavorare su tutti gli strumenti a disposizione”. Benchè chiesta in tutte le ultime riunioni dell’Eurogruppo, seppure senza ultimatum da parte europea, la firma italiana alla riforma del Mes, una delle tre ‘gambe’ del progetto di rafforzamento dell’Unione Bancaria, non è scontata per Conte. Il premier ha sempre chiesto di seguire una “logica a pacchetto”: uno degli altri due capitoli, quello sulla garanzia comune per i depositi bancari, non è nemmeno abbozzato.

Nel pieno della seconda ondata pandemica, Conte rafforza l’asse con Sanchez, il primo premier con cui abbia stretto alleanze all’inizio dell’emergenza, quando, insieme alla Spagna e altri Stati più in difficoltà, il governo di Roma provò a chiedere gli eurobond come reazione alla crisi: respinti dagli Stati ‘frugali’ del nord. Il Consiglio europeo ha invece varato l’inedito pacchetto ‘Next generation Eu’, 750mld di aiuti tra prestiti e sovvenzioni, ora in via di definizione nelle trattative tra la presidenza tedesca, a nome di tutti i paesi dell’Ue, e il Parlamento europeo.

Proprio oggi si è tenuto un ennesimo round negoziale per legare il rispetto dello stato di diritto all’uso dei fondi europei. E c’è maggiore ottimismo al tavolo: anche questo è un effetto della seconda ondata di pandemia. I cittadini “non possono più aspettare, il Recovery Fund parta dal 1 gennaio”, sono d’accordo Sanchez e Conte, che però provano anche a spingere per cambiare l’impostazione delle politiche economiche europee approfittando dell’emergenza epidemiologica che, per ora, sembra aver silenziato le obiezioni dei frugali.

Del resto, la stessa pressione la esercita Paolo Gentiloni. Il Commissario europeo all’Economia è particolarmente attivo in questa fase. Immagina addirittura che il recovery fund possa diventare uno strumento “permanente”, anche se questa è solo un’aspirazione per ora, pur condivisa niente meno che dalla presidente della Bce Christine Lagarde. Inoltre Gentiloni non fa che ripetere che questa crisi deve essere “un’opportunità” per trasformare l’Europa.

“Jean Monnet diceva che l’Europa si forgia nelle crisi”, sottolinea il Commissario europeo al Foro di dialogo Italia-Spagna, citando uno dei padri fondatori dell’Ue. “In Europa va mantenuta una politica di bilancio espansiva, che non vuol dire spendere la qualunque, ma evitare di tornare troppo presto a misure e logiche di bilancio restrittive che potrebbero favorire il rischio di una doppia recessione, che fu una delle conseguenze di una stretta data troppo in anticipo 8-9 anni fa con la crisi finanziaria”.

Tradotto: per Gentiloni va ripresa la discussione sulla revisione del Patto di stabilità e crescita, avviata prima della pandemia. “Abbiamo deciso di confermare per tutto il 2021 la ‘general escape clause’ che sospende il Patto e l’anno prossimo avremo una discussione molto ampia sulle prospettive del Patto, appena avremo di fronte una situazione meno incerta”.

Tra i favorevoli a rivedere il Patto di stabilità e crescita si inserisce anche l’European Fiscal board, consulente della Commissione europea. “La riforma deve andare avanti perché le sue carenze erano evidenti anche prima della crisi”, scrivono oggi gli esperti incaricati da Palazzo Berlaymont, anche se, aggiungono, non si dovrebbero eliminare “gli standard qualitativi sul debito”.

“Mi piacerebbe che il Patto di stabilità e crescita cambiasse nome in ‘Patto di crescita per la stabilità e lo sviluppo sostenibile’”, azzarda Conte, “ma non voglio prevaricare le prerogative della Commissione europea”. Commissione con la quale il governo ha avviato il lavoro sulle linee guida per il piano di ripresa italiano, presentate il 15 ottobre scorso. Oggi il premier ha avuto un primo confronto con Ursula von der Leyen, in auto-isolamento in Germania per un caso di positività al covid nel suo staff. La nota congiunta al termine del colloquio parla di “stretta e continua cooperazione tra l’Italia e la Commissione nella preparazione del piano italiano di ripresa e resilienza prima della sua presentazione. Entrambe le parti hanno convenuto che questo piano rifletterà riforme ambiziose e un programma di investimenti per una crescita più verde, più digitale e inclusiva a beneficio degli italiani, in particolare delle giovani generazioni”.

L’idea del governo è di organizzare un incontro pubblico sul tema, ma il covid non permette. E anzi minaccia di costringere in videoconferenza anche i prossimi vertici europei. La pandemia cambia gli orizzonti velocemente, anche quelli delle politiche economiche. I leader provano a seguire il flusso, confuso. Al confronto, la polemica italiana sul Mes sembra un tentativo di fissare degli elementi in una situazione di tempesta, stucchevole,

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.