Conte funambolo solitario

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Un funambolo solitario, sempre più in equilibrio precario. Giuseppe Conte cita 'Meraviglioso' di Domenico Modugno, ricorda l'essenzialità delle cose che contano - 'il sole, il cielo, il mare' - davanti a una débacle elettorale che era difficile immaginare più amara. Di buonora sente Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti per una "cordiale" riflessione sul voto. Poi affronta gli appuntamenti in agenda col sorriso imperturbabile, rimarca che sì, l'Umbria è un test elettorale da non sottovalutare, ma siamo su un "piano diverso" rispetto all'azione di governo. Tradotto: l'esecutivo va avanti e farebbero meglio, gli alleati, a non tirarlo per la giacca. 

Non gradisce, Conte, che il governo venga messo in discussione dalle stesse forze di maggioranza che lo sostengono. Passi l'opposizione, che fa il suo. Le parole di Matteo Renzi hanno colpito nel segno, e anche quelle di Luigi Di Maio, che chiede di sciogliere i nodi sulla manovra e di dettagliare di più il programma di governo, magari passando per un contratto messo nero su bianco. Segnali di debolezza, ragiona chi è vicino al premier, che finiscono per frenare la forza riformatrice che Conte avoca al suo governo. 

Ma c'è dell'altro. Se Di Maio a poche ore dal voto umbro ha già celebrato il de profundis per le alleanze sul territorio, il presidente del Consiglio ci crede ancora. L'Umbria è solo un primo test, per Conte, con le sue peculiarità, non ultime le ferite inferte dal terremoto e da una ricostruzione che stenta a decollare. In altre realtà un'alleanza potrebbe portare buoni frutti, è il ragionamento. Sbagliato decretarne subito la fine. 

Ma l'aria che si respira, nel palazzi romani, è segnata dal pessimismo: nubi fosche si addensano su Palazzo Chigi. E se le forze di maggioranza ai prossimi test elettorali correranno da sole, il timore o meglio la certezza è che saranno costrette a farsi la guerra tra loro per cannibalizzare i rispettivi consensi, portando in scena un remake di quanto accaduto tra M5S e Lega prima delle europee. E mettendo a rischio un governo che a meno di due mesi dalla sua nascita sembra già arrancare. Senza contare che sulla manovra economica ci sono ancora misure da definire e nodi da sciogliere. 

Italia Viva si è tenuta fuori dal voto in Umbria e dalla foto di Narni. E oggi Matteo Renzi ha affondato il colpo. Ma Pd e M5S, che ci hanno messo la faccia, fanno i conti con le rispettive perdite di consensi. Più risicata per i dem, dolorosa per i 5 Stelle finiti sotto la linea Maginot del 10%.  

Di Maio tenta di uscire dall'angolo, e mentre i senatori -vedi Barbara Lezzi, Gianluigi Paragone e Michele Giarrusso- puntano il dito contro il capo e i suoi fedelissimi, chi è più vicino al ministro degli Esteri fa notare che quella dell'alleanza con il Pd non è una decisione presa in solitario: è ancora fresco il 'vaffa' di Beppe Grillo contro gli scettici, il suo stop ai piagnistei per il matrimonio con i dem gridato a muso duro dal palco di Italia 5 Stelle. 

Ma il popolo grillino stavolta non sembra essere in linea col suo fondatore, se è vero che un elettore M5S su due in Umbria ha disertato le urne. L'idea che prende piede in queste ore è di un Movimento che deve ritrovare se stesso per tornare a guadagnare consensi, anche se un ritorno alle origini rischia inevitabilmente di minare la sopravvivenza stessa del governo Conte. 

Se ne parlerà in un'assemblea congiunta che potrebbe tenersi già mercoledì alla presenza dello stesso Di Maio e che rischia di trasformarsi in una resa dei conti. Intanto domani si riuniranno i deputati grillini nel tentativo di eleggere il capogruppo, e i senatori per la consueta riunione del martedì. E c'è chi è pronto a scommettere che voleranno stracci: le chat dei parlamentari, nelle ultime ore, ribollono.