Conte annuncia una verifica di governo a gennaio: "Il Paese chiede chiarezza"

marvin ceccato

L'orizzonte è quello della fine della legislatura da perseguire con una agenda condivisa su cui confrontarsi a gennaio, superato lo snodo della manovra, da approvare entro il 31 dicembre.

"Noi abbiamo preso l'impegno fino al 2023, alcune urgenze che il Paese ci chiede sono riforme strutturali, che non si fanno in due mesi o tre mesi. Non ho nessun motivo per dubitare che l'impegno che verrà fuori dalle forze politiche sarà fino al 2023", dice, infatti, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e annuncia una verifica sulle priorità dell'esecutivo: "Chiederoò alle forze politiche di condividere un percorso anche sul piano cronoprogramma e delle priorità che andremo a realizzare. Il Paese chiede chiarezza, non possiamo proseguire con dichiarazioni o differenti sensibilità, sfumature varie e diversità di accento", aggiunge.

Le reazioni (e i distinguo) dei partiti

Il premier - che, sottolineano ancora fonti di palazzo Chigi in serata, ritiene necessario tracciare una road map di governo chiara con le priorità e un crono programma di riforme strutturali condiviso - rilancia così le richieste dei partiti di maggioranza, che, a stretto giro di posta, gli rispondono con un sì e sottolineano che il governo deve andare avanti. Con Italia viva che specifica, tuttavia, la necessità di evitare 'riti da vecchia politica'.

"La condivisione interna di dover stilare un'agenda con precise priorità per il Paese, come chiesto già settimane fa dal M5s, dimostra che ci sono le basi per fare ancora meglio. E in questa cornice, di condivisione e convergenza di vedute, il governo deve andare avanti su temi fondamentali per gli italiani come la casa, la sanità, il lavoro", dichiara il capo politico del Movimento, Luigi Di Maio. E ancora: "Penso sia dunque doveroso stilare una lista di priorità andando anche a individuare le tempistiche per l'approvazione di importanti provvedimenti, vale a dire un cronoprogramma da gennaio, per portare avanti con trasparenza le cose che abbiamo promesso agli italiani".

Per parte sua, Nicola Zingaretti, segretario del Pd, osserva: "Chiudiamo bene la manovra economica. Poi, con il presidente Conte, lavoriamo ad una nuova Agenda 2020 per riaccendere i motori dell'economia, per creare lavoro, per sostenere la rivoluzione verde, per rilanciare gli investimenti, per semplificare lo Stato, per sostenere la rivoluzione digitale, per le infrastrutture utili, per investire su scuola, università e sapere". E ancora: "C'è bisogno di una visione condivisa, come sottolinea anche il segretario della Cgil Landini, di un progetto tra governo, organizzazioni sindacali e imprese per salvare l'Italia. Alleanza vuol dire condivisione e avere a cuore gli interessi dell'Italia".

"Non credo che Conte abbia usato la parola verifica che non mi convince, ma credo sia opportuno immaginare a gennaio un grande momento in cui definiamo insieme l'agenda 2020", dice il ministro della Salute, Roberto Speranza, e capo delegazione di Leu. Questo governo "è nato in poche settimane ad agosto di fronte a una crisi aperta al buio da una spiaggia - aggiunge - dopo che la legge di bilancio sarà approvata è bene che ci si rimetta insieme e si definisca l'agenda per il 2020", è una proposta che va nella direzione giusta. Credo molto in questo governo, credo che aver fatto cadere il muro di incomunicabilità tra Pd e M5s sia stata la scelta giusta, dobbiamo continuare ad investire parlando il meno possibile di noi e di più delle cose fatte".

"Abbiamo apprezzato che Conte abbia preso la nostra proposta per far ripartire gli investimenti nel Paese. Da quello, e da una revisione dell'Irpef per abbassare la pressione fiscale, si può ripartire per un confronto sull'agenda di governo. Basta che non sia un rito da vecchia politica", sottolinea il presidente di Iv, Ettore Rosato.

Dal Pd, intanto, si leva anche la voce di Goffredo Bettini che mette in guardia: a gennaio Conte "si presenterà con una sua agenda e terrà conto anche delle cose successe. Discuteremo un programma che o si approva o non si approva. Non possiamo stare sospesi ogni giorno alle dichiarazioni di Di Maio o a quelle di Renzi che prima vuole il maggioritario poi il proporzionale, prima dice che si deve eleggere il Presidente della Repubblica poi che si puo' andare anche a votare subito. Questo non va bene".