Conte-Grillo, il festival dei paradossi

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(Photo: NurPhoto via NurPhoto via Getty Images)
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Sarebbe tecnicamente possibile anche se un po’ demodé, rispolverare qualche considerazione del vecchio Gramsci: “La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere. In questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”. In fondo, la “transizione” dei Cinque stelle è tutta qui. Cioè che il Movimento non è più è fin troppo evidente da tempo, non ricominciamo ogni volta con i “vaffa”, l’acqua pubblica, l’alterità al sistema. Diciamo però che quella rottura incrociava una rivolta vera nel paese contro le élite, dove incazzato quanto Grillo c’era il ceto medio piegato dalla globalizzazione. Ciò che sarà, nell’Italia che cambia ai tempi della pandemia, nelle strutture sociali, nei modelli produttivi, nella mentalità, tutte cose estranee alla tenzone Conte-Grillo, come a buona parte del dibattito politico nazionale, dicevamo ciò che sarà – e soprattutto “se” sarà – semplicemente dipende, perché questa “Cosa”, di cui è rimasto uguale solo il nome, è avvolta da paradossi. Se preferite: svariate morbosità.

Il più grande (dei paradossi) è l’idea di “scalabilità” del Movimento attraverso la democrazia diretta. È questa la sfida di Conte che (altro paradosso) al Movimento non è iscritto, ma dal Movimento, anzi da Grillo è stato tecnicamente nominato alla guida di due governi, di segno opposto: utilizzare lo strumento, al tempo stesso il mito fondativo su cui sono nati, e più volte usato per legittimare ex post decisioni prese dall’altro, per conquistare la guida il Movimento. E, una volta scalato, “democratizzarlo” un po’, almeno così pare di capire, anche se la “forma partito&rd...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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