Coronavirus, Conte: "In Italia e Ue crisi senza precedenti"

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"La diffusione dell'emergenza coronavirus ha innescato in Italia e in Ue una crisi senza precedenti" che ci sta costringendo "ad una prova durissima" e che ci ha condotto "a confrontarci con nuove abitudini di vita". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, nel corso dell’informativa alla Camera sull’emergenza Covid-19. 

C'è stato un lungo applauso con deputati in piedi, durante le comunicazioni del presidente del Consiglio, per esprimere vicinanza ai familiari delle vittime e riconoscimento anche per gli operatori sanitari impegnati in questi giorni per combattere l'epidemia. "Sono giorni terribili per la nostra comunità" che "ogni giorno" fa i conti con i "decessi e perde i più fragili e vulnerabili, un dolore che si rinnova costantemente" le parole del premier che ha rivolto un pensiero alle famiglie delle vittime suscitando l'applauso dell'Aula. "Non avremmo mai pensato - ha affermato - di vedere file di autocarri dell'esercito con le bare. Ai familiari delle vittime va il nostro pensiero e la nostra commossa vicinanza". 

Tra gli applausi dell'Aula, Conte ha anche plaudito allo "sforzo straordinario" di medici e infermieri. "Nei giorni scorsi mi ha scritto Michela, un'infermiera che lavora al reparto Covid dell'ospedale di Senigallia. Con grande dignità, mi ha chiesto che i rischi che si stanno assumendo lei e suoi colleghi non siano dimenticati. A nome del governo, ma credo anche del Parlamento, dico che noi non ci dimenticheremo di voi" ha detto Conte. 

Quello che "stiamo combattendo" è "un nemico invisibile, insidioso, che entra nelle nostre case, che divide le nostre famiglie. Ci fa sospettare di mani amiche, e alla fine ci ha condotto ad una limitazione significativa dei nostri spostamenti".  

"Il governo - ha sottolineato - ha agito con la massima determinazione e assoluta speditezza, approntando ben prima di tutti gli altri Paesi, misure di massima precauzione. Già dal 22 gennaio, ben prima che l'Oms dichiarasse il coronavirus emergenza internazionale, abbiamo adottato vari provvedimenti cautelativi".  

"L'alto tasso di contagio del Covid 19 ha posto subito all'attenzione il rischio di un sovraccarico del sistema sanitario. La limitazione del contagio è stata da subito una scelta necessaria" ha spiegato. "Abbiamo sperimentato, primi in Europa, un percorso normativo volto a contemperare la tutela della salute dei cittadini e la necessità di assicurare adeguati presidi democratici. Per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale - ha rilevato - siamo stati costretti a limitare alcune libertà fondamentali garantite dalla Costituzione, in particolare libertà di circolazione, di riunione, di coltivare pratiche religiose".  

Ed ha spiegato che "i principi ai quali ci siamo attenuti sono quelli della massima precauzione ma anche della adeguatezza e proporzionalità dell'intervento rispetto all'obiettivo perseguito, è questa la ragione della gradualità delle misure adeguate". 

"I contraccolpi economici dell’emergenza sanitaria, naturalmente, riguardano da vicino il mondo delle imprese. È imperativo, perciò, garantire il massimo grado possibile di liquidità alle imprese e il governo, a questo scopo, ha predisposto misure significative che permettono di attivare complessivamente 350 miliardi di euro di finanziamenti a beneficio del mondo produttivo" ha evidenziato il presidente del Consiglio. 

Quanto alla "recessione che investirà probabilmente l'intero continente europeo" avrà un "impatto finanziario che sarà tale da richiedere alla governance economica dell'Eurozona un salto di qualità che sia all'altezza della sfida".  

Il premier ha inoltre sottolineato che per fronteggiare "uno tsunami senza precedenti" servono "strumenti di debito comune" e "nessuno" degli strumenti attuali della Ue è idoneo. "L'Italia - ha rimarcato il premier - sta lavorando alla creazione di strumento di debito comune dell'Eurozona che possa finanziare gli sforzi dei governi e costituire la linea di difesa necessaria". Da qui, "l'iniziativa subito condivisa da altri 8 Stati membri dell'Unione", ovvero la lettera al presidente del Consiglio Ue Charles Michel "per ribadire che l'epidemia sta causando uno shock senza precedenti, uno tsunami che richiede misure senza precedenti per contenere la diffusione del virus e rafforzare i sistemi sanitari dei singoli Paesi". 

Sul fronte interno, Conte ha parlato anche della scelta del Dpcm: "Poiché il nostro ordinamento non conosce, a differenza di altri, una esplicita disciplina per lo stato d'emergenza, abbiamo dovuto costruire un metodo di azione e di intervento mai sperimento prima. Abbiamo ritenuto necessario ricorre allo strumento del Dpcm dopo aver posto il suo fondamento giuridico nell'iniziale decreto legge".  

Inoltre, "abbiamo ravvisato nel Dpcm lo strumento giuridico più idoneo, agile e flessibile in grado di adattarsi alla rapida e spesso imprevedibile diffusione del contagio. Abbiamo inteso con questo strumento la più uniforme applicazione delle misure. Ogni decreto del presidente del Consiglio ha visto il coinvolgimento dei ministri" con le loro "sensibilità politiche".  

Il premier ha quindi rivendicato "il passaggio significativo, quello della firma il 14 marzo, dopo 12 ore di intenso lavoro, di un protocollo condiviso per il contrasto del virus nei luoghi di lavoro". 

"L’emergenza - ha proseguito - ci mostra anche l’importanza di tutelare le nostre industrie di interesse strategico, alla luce di un’ampia serie di rischi epidemiologici, ambientali, sismici, informatici e geopolitici. I più preziosi asset del Paese vanno protetti con ogni mezzo, e saremo in grado di lavorare in questa direzione a partire dal prossimo provvedimento normativo in aprile".  

"La storia - domani - ci giudicherà" e "ci dirà se siamo stati all'altezza. Verrà il tempo dei bilanci, delle valutazioni su quello che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, tutti avranno la possibilità di sindacare - frigido pacatoque animo - il lavoro svolto e trarne le conseguenze. D’altra parte, in questi giorni molti hanno riletto ed evocato, anche pubblicamente, le pagine sulla peste scritte da Manzoni nei 'Promessi sposi': proprio in quest’opera viene ricordato un antico proverbio, ancora oggi fortemente in auge, per cui 'del senno del poi son piene le fosse'”.  

"Ci sarà un tempo per tutto. Ma, oggi, è il tempo dell’azione, il tempo della responsabilità, dalla quale nessuno può fuggire - ha detto il premier - Lavoreremo per una risposta chiara, solida, vigorosa, coordinata e tempestiva dall'Europa, ma continueremo, nel nostro ordinamento interno, ad operare con la massima determinazione, il massimo coraggio, e la fiducia che restando uniti ne usciremo presto".