Conte: "La crisi occupazionale è ormai un'emergenza nazionale"

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"La crisi dell'occupazione nell'ultimo decennio ha assunto il carattere di un'emergenza nazionale. Molto resta da fare per offrire adeguate prospettive occupazionali". Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenendo a Montecitorio alla presentazione del rapporto Svimez (il rapporto sull'economia del Mezzogiorno pubblicato annualmente dal 1974).

Gli impatti della crisi occupazionale

Non solo. La mancanza di lavoro porta con sé conseguenze tragiche diverse, come lo "smarrimento e il disagio delle comunità". "Il lungo ciclo della crisi economica – ha spiegato Conte – ha acuito un sentimento di smarrimento e disagio presso le nostre comunità, unito al senso di declino percepito soprattutto dai più giovani come inesorabile. La crisi occupazione ha assunto carattere di autentica emergenza nazionale e gli sforzi compiuti non hanno dato, evidentemente, le prospettive per rimediare a questa emergenza".


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La soluzione: puntare sul Mezzogiorno

Quale potrebbe essere una soluzione a tale crisi? Per il presidente del Consiglio bisogna investire di più nel Mezzogiorno. E infatti, ha spiegato,"se riparte il Sud, riparte l’Italia. Non è uno slogan, è una fondata consapevolezza, supportata da evidenze storiche, che guida la nostra azione di Governo. Nell’ultimo ventennio, la politica economica nazionale ha disinvestito dal Mezzogiorno, ha svilito, anziché valorizzare, le sue interdipendenze con il Centro-Nord. Questo progressivo disimpegno della leva nazionale delle politiche di riequilibrio territoriale ha prodotto conseguenze negative per l’intero Paese".



"Il Governo – ha aggiunto infine Conte – intende promuovere un piano strutturale di investimenti e di misure di rilancio per il Mezzogiorno. Entro la fine dell’anno sarà varato un Piano per il Sud. Una delle priorità del nostro Piano è realizzare un vero riequilibrio territoriale della spesa ordinaria per investimenti che, negli ultimi decenni, non è stata distribuita tra le Regioni italiane in misura proporzionale alla popolazione residente".