Conte non si fida di M5s: sul Colle non scopre le carte

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ROME, ITALY - JANUARY 13: Giuseppe Conte and Goffredo Bettini pay their respects to the President of the European Parliament David Sassoli, who died at the age of 65, at the burial chamber of Rome's town hall Campidoglio, on January 13, 2022 in Rome, Italy. Italian David Sassoli, President of the European Parliament, died at 65 years-old. A former TV presenter, he had led the parliamentary assembly since 2019. (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)
ROME, ITALY - JANUARY 13: Giuseppe Conte and Goffredo Bettini pay their respects to the President of the European Parliament David Sassoli, who died at the age of 65, at the burial chamber of Rome's town hall Campidoglio, on January 13, 2022 in Rome, Italy. Italian David Sassoli, President of the European Parliament, died at 65 years-old. A former TV presenter, he had led the parliamentary assembly since 2019. (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)

Lo anticipa nel primo pomeriggio un contiano di ferro: “Ma figurati se scopre le carte stasera. L’assemblea è un colabrodo, come può fidarsi?”. Un colabrodo di notizie, intende, e infatti intorno alle 18.30 iniziano a piovere i flash di agenzia su quel che sta dicendo davanti ai parlamentari. Giuseppe Conte tiene ancora le carte coperte davanti ai suoi. Si limita al minimo sindacabile del “la candidatura di Berlusconi è irricevibile”, allarga un minimo il campo d’azione spiegando che “abbiamo instaurato un dialogo con il centrodestra, in particolare con Salvini”, perché l’obiettivo è quello di “procedere alla elezione del Capo di Stato con una larga intesa aperta quantomeno alle forze che sostengono l’attuale governo”.

A ridosso dell’assemblea le chat dei parlamentari impazziscono. Viaggia alla velocità della luce una foto che lo ritrae alla camera ardente allestita in Campidoglio per David Sassoli. Fin qui tutto normale, se non che il capo politico è ritratto a braccetto con Goffredo Bettini, gran tessitore del Pd. “È la raffigurazione plastica che non è con noi che decide”, dice un parlamentare, un suo collega risponde: “È come se prima della direzione del Pd Letta si facesse fotografare con Beppe Grillo”. Un momento che doveva essere privato diventa benzina sul fuoco nel marasma pentastellato. Perché la prudenza di Conte di relazionarsi davanti a tutti i suoi è corrisposta in altrettanta diffidenza da una parte del suo partito.

In mattinata il leader aveva fatto il punto con i vicepresidenti e i capigruppo: “Bisogna capire cosa farà il centrodestra. Se non accantonano l’ipotesi Berlusconi è impossibile ragionare su un percorso condiviso”, il ragionamento fatto al gruppo di comando ristretto. Conte chiede un “mandato forte da voi che siete i rappresentanti dei cittadini”. C’è però chi vorrebbe che il leader venisse di fatto commissariato: “Anche i presidenti dei gruppi parlamentari devono partecipare con lui alle trattative”. In assemblea si espone Francesca Ruggiero: “Bisogna dare pieno mandato ai capigruppo perché ci rappresentano, così che si siedano ai tavoli per il Colle”. La seguono a ruota Vincenzo Presutto, Davide Serritella, Marialuisa Faro, Luigi Iovio.

L’assemblea si spacca, i contiani replicano con un fuoco di fila a sostegno del leader. Si susseguono gli interventi di Mauro Coltorti, Gianluca Ferrara, Angela Raffa, Marco Bella, Daniela Torto, Alessandra Maiorino, Davide Serritella, Agostino Santillo, che ribadiscono la piena fiducia del leader. A far rumore è il silenzio pensoso di molti. Il capo politico cosparge di miele i timori di una fine anticipata della legislatura: “Questo governo deve continuare, no a elezioni anticipate”.

L’ottimismo della volontà prevale sull’ottimismo della ragione quando spiega che la nostra forza politica deriva dalla solidità dei nostri numeri”. La preoccupazione è evidente: con un Movimento incontrollabile il rischio dell’irrilevanza, se non della fragorosa caduta è concreta. “Siamo la prima forza politica, dobbiamo essere i king maker di questa fase”, continua. Non una parola sulla strategia perseguita con gli alleati, su cosa fare in quarta votazione, “ma anche in prima, in seconda, in terza” sbotta un deputato.

Fonti del partito cercano di indirizzare il mood: “Tutti gli intervenuti hanno riconosciuto piena fiducia a Conte e alla sua capacità negoziale già dimostrata in Europa”. Un puntello comunicativo per non dare adito a dubbi: sul Quirinale decide il capo politico. Che promette di convocare una nuova assemblea “quando avremo una proposta”. Alcuni dei suoi già la hanno, e non recedono dalle proprie posizioni: “Dobbiamo usare la piattaforma per il nostro nome, e deve essere quello di Mattarella che oggi gode di enorme consenso”, tira dritto Danilo Toninelli. “Questo governo ha un lavoro da compiere, i cittadini chiedono stabilità. E se la stabilità significa avere Mattarella, noi dobbiamo proporre questo nome uniti”, gli fa eco Primo Di Nicola. Quello che per Conte era un primo test sulla tenuta dei gruppi finisce in chiaroscuro. E la partita è solo all’inizio.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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