Conte prova a ripassare cerino a Draghi. Ma M5s verso la spaccatura

Image from askanews web site
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Roma, 18 lug. (askanews) - Al terzo giorno si è conclusa l'assemblea-fiume del Movimento 5 stelle. La riunione iniziata sabato scorso, proseguita domenica e convocata nuovamente oggi dalle 14 è stata l'occasione per un confronto a tutto campo tra le varie anime del Movimento: da un lato la componente contiana e antigovernativa, dall'altro chi è contrario a uscire dal governo.

Alla fine Giuseppe Conte ha tirato le fila e concluso così: "Adesso la decisione non spetta a noi ma spetta al premier Draghi". E ancora: "l'atteggiamento di responsabilità ci impone di chiedere al Presidente Draghi che le priorità da noi indicate vengano poste nell'agenda di governo". Nel corso del suo intervento conclusivo Conte ha anche sottolineato la "coerenza" e la "chiarezza" della linea del Movimento come l'assemblea ha dimostrato.

Ma in realtà la spaccatura è più vicina. Per tutto il giorno si sono rincorse le voci di un'imminente documento che porterebbe all'uscita di una parte (chi dice 15, chi 30) dei deputati dal gruppo e di qualche senatore, a Palazzo Madama, come è noto, la maggioranza è da sempre critica verso il governo Draghi. Chi conosce bene i pentastellati assicura che la scissione verrà annunciata domani. La congiunta che Giuseppe Conte aveva convocato per stoppare il blitz di Davide Crippa alla Camera insomma non ha prodotto il risultato sperato. Il capogruppo aveva convocato sabato scorso un'assemblea dei soli deputati per far emergere la linea pro-governo ma poi Conte era riuscito a persuaderlo a far confluire il dibattito nella "congiunta". Proprio Crippa oggi è stato messo sotto accusa in Assemblea per aver tentato, insieme a Pd e Iv in capigruppo, di far votare la fiducia a Draghi prima alla Camera che al Senato. E' a Montecitorio infatti che il capogruppo sta organizzando la sua pattuglia di scissionisti che non aderirebbe al gruppo Insieme per il futuro di Luigi Di Maio e di cui potrebbe far parte anche il ministro Federico D'Incà che ieri in Assemblea ha chiarito la sua posizione chiedendo una "tregua" per consentire al governo di concludere le riforme legate al Pnrr.

L'operazione "svuotamento" del M5s insomma va avanti e a prescindere dai numeri consentirà a chi l'ha caldeggiata, Pd e ministro degli Esteri, di sostenere che è solo il partito di Conte ad essere contro Draghi perchè in Parlamento il gruppo M5s non esiste più. Basterà al premier per convincersi? E soprattutto basterà agli alleati del centrodestra a dare l'ok al Draghi bis? Per saperlo occorre attendere merrcoledì il dibattito parlamentare sulla fiducia al governo.

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