Conte rifila anche a M5s la strategia del rinvio

Alessandro De Angelis
·ViceDirettore
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Palazzo Chigi: Former Prime Minister Giuseppe Conte leaves Palazzo Chigi. Rome (Italy), February 13th, 2021 (Photo by Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images) (Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)
Palazzo Chigi: Former Prime Minister Giuseppe Conte leaves Palazzo Chigi. Rome (Italy), February 13th, 2021 (Photo by Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images) (Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)

Inutile girarci attorno: anche questa storiaccia dell’invettiva di Grillo contro la magistratura, corredata di elementi maschilisti e familisti senza precedenti, fissa un punto di non ritorno. Che, se possibile, va anche oltre il merito rivelando che il “garante” degli ultimi tre governi è un uomo che ha perso il controllo e, con esso, la serenità di interpretare un ruolo pubblico separato dalla sua sfera privata. E le parole di Conte, poche e non sentite, rientrano nel classico genere delle dichiarazioni di circostanza: quelle che uno si eviterebbe volentieri e che, se proprio le deve fare, arrivano dopo un paio di giorni dopo, con una formulazione che non lascia il segno. Se l’avvocato di Volturara Appula concepisse la leadership come fatica sul campo, sarebbe stata l’occasione se non per un parricidio quantomeno per un atto che ne attestasse autonomia, forza, capacità di guida verso un proprio orizzonte.

Invece il cerchiobottismo leguleio più che alla maturazione di una nuova fase porta un ulteriore elemento di crisi nel Movimento, dopo la frattura su Rousseau, la vicenda del doppio mandato, i principi di liquefazione del gruppo parlamentare, l’afonia sul governo, di cui fanno parte senza che se ne sia accorto nessuno. E alimenta più di un legittimo interrogativo sulla possibilità che, attorno alla sua leadership, nominata più che agìta, si possa ricomporre il tutto. E “quando”. Perché anche questo sta diventando un caso: il “nuovo inizio” del Movimento, affidato alla predestinata guida, è più una suggestione che un lavoro concreto sulle questioni più urgenti da sciogliere. In questo c’è un vizio di origine, comune a tutti coloro che vengono chiamati a dirigere per cooptazione e investitura dall’alto e non conquistano il potere – di un governo e di un partito – nel fuoco di una battaglia pol...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.