##Conte riunisce maggioranza, ma verifica destinata a slittare

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Roma, 5 nov. (askanews) - Alla fine i leader di maggioranza si ritrovano tutti intorno al tavolo insieme al premier Giuseppe Conte, ma l'incontro - dicono tutti già prima di iniziare - sarà solo un primo contatto, una specie di prova generale, perché in realtà sarà difficile entrare nel vivo della discussione. Il fatto è che sia Matteo Renzi che il Pd avevano cominciato a chiedere una "verifica", un "tagliando", anche un rimpasto subito dopo le regionali, quando ancora l'epidemia sembrava sotto controllo. Entrambi i partiti pensavano di poter ridiscutere programma e assetto di governo, per poter poi affrontare la delicata partita del Recovery plan e impostare il prosieguo della legislatura. Discorsi impensabili, da fare in questo momento, "sarebbe da pazzi oggi mettersi a parlare di rimpasto o di equilibri politici", ammette un esponente democratico. "E' probabile che si parlerà più dei contagi e dei lockdown che di politica". E non a caso Conte, ieri sera lo ha detto esplicitamente rispondendo ad una domanda in conferenza stampa: "Non mi è stato chiesto da nessuna forza politica di operare dei rimpasti". Certo, oltre al rimpasto ci sarebbe da discutere "l'agenda", ma anche in questo caso - assicura una fonte Pd - "si farà solo un primo giro d'orizzonte". Zingaretti e Franceschini vogliono un governo più deciso, meno attendista, lo hanno ripetuto più volte in queste settimane. Ma, appunto, questo scatto difficilmente potrà passare per l'innesto di alcuni big Pd nell'esecutivo come pure si diceva. Il leader Pd insiste nella richiesta di un dialogo con le opposizioni, anche perché è convinto che di fronte ai nuovi lockdown e alle proteste di piazza serva una risposta di tutto il sistema istituzionale. Renzi, poi, anche ieri ha ripetuto che la maggioranza può andare avanti "se fa le cose", lasciando appunto intendere che finora non ha fatto abbastanza. Tutte manovre guardate con qualche sospetto da Leu, che non apprezza troppo gli ammiccamenti all'opposizione di Renzi, ma pure del Pd. Dice Fornaro: "Condividiamo l'esigenza di affrontare in maniera collegiale questa fase, è del tutto evidente che viviamo una fase straordinaria. Bisogna rafforzare dialogo tra le forze di maggioranza e avere condivisione di un progetto unitario di gestione della crisi". Ma, appunto, c'è da sperare che la discussoine collegiale non diventi la scusa per rimettere in discussione equilibri di maggioranza: "Credo e spero che nessuno ponga questo problema, sarebbe difficile da spiegare al paese. Darebbe frecce all'arco della propaganda delle opposizione". Anche negli ambienti del Movimento 5 stelle si tende a circoscrivere l'importanza dell'appuntamento, o almeno ad evitare di enfatizzarla. Fino a qualche settimana fa lo stesso Conte aveva chiarito che la verifica di maggioranza sarebbe stata posposta alla conclusione degli Stati generali, il "quasi congresso" del M5S che terminerà con l'assemblea plenaria del 15 novembre. Vito Crimi si siede al tavolo con la convinzione che si tratti di un necessario "tagliando" delle cose fatte e da fare nel breve-medio periodo, soprattutto in relazione all'emergenza Covid 19 e al completamento delle riforme che avrebbero dovuto accompagnare il taglio dei parlamentari ("Bloccate dopo il niet di Renzi", si fa notare). Insomma di fatto sarà solo il primo passo di un "percorso", non la resa dei conti sull'agenda di Governo per il prossimo biennio, che dovrebbe essere rinviata a quando i 5 stelle avranno legittimato, negli Stati generali, "un nuovo gruppo dirigente, una nuova leadership" che li rappresenti nei rapporti con gli alleati e nella ridefinizione del patto di maggioranza. Fra un mese, magari, in un nuovo vertice con i segretari della coalizione che supporta, tra uno scossone e l'altro, il Conte bis. Per le stesse ragioni, anche negli ambienti stellati si tende a escludere che possano riaffacciarsi, nel conclave di oggi col premier, le pressioni per rimpasti e sostituzioni di ministri, come la titolare M5S dell'Istruzione Lucia Azzolina, sotto tiro da mesi da parte delle opposizioni ma talvolta anche degli alleati: "Non è all'ordine del giorno e sarebbe una follia, in questa situazione, immaginare di fare cambi in corsa, con i nuovi che dovrebbero partire da zero". Insomma, per ora no: ma le fonti consultate non chiariscono se poi questo significhi che Crimi abbia un mandato da parte dei suoi a fare le barricate se qualcuno sollevasse la questione. Insomma, Conte prova a ricompattare la sua maggioranza contando anche sulla moratoria che l'emergenza Covid impone a Pd e Iv. Un percorso di "ascolto" e di "collegialità", in attesa della vera verifica, rimandata a quando la situazione lo consentirà.