Conte, s'infrange la pretesa di piacere a tutti

Pietro Salvatori
Ansa

C’è Giovanni Donzelli, storico animatore di Atreju da quando ancora era la festa dei Giovani di Alleanza Nazionale, che zompetta da una parte all’altra: “Farlo entrare senza che nessuno fischi sarà l’impresa più ardua della mia vita”. Quando arriva, qualcuno contravviene all’ordine. Giorgia Meloni che gli sta accanto fulmina il malcapitato con lo sguardo e fa un brusco cenno: “No!”. Giuseppe Conte scende sull’argine dell’isola Tiberina, seconda tappa del mini tour che lo ha già portato alla kermesse di Articolo1 e che domani lo vedrà protagonista alla Cgil. Ha chiesto transenne per i giornalisti, non si sottrae a una manciata di selfie.
Il mondo negli ultimi due mesi si è capovolto, e si trova a giocare fuori casa. La festa di Fratelli d’Italia ribolle di gente. Una folla - tantissimi giovani - che si assiepa per vedere da vicino il garante dei patti a geometria variabile del Movimento 5 stelle. Parte un “Servo della Merkel”, viene subito zittito. C’è curiosità e c’è freddezza, c’è cortesia e c’è ostilità. Il contatore dell’applausometro si fermerà a quota uno in una cinquantina di minuti, tanto dura l’intervista di Bruno Vespa al premier. Introduce Francesco Lollobrigida, capogruppo alla Camera. Parole di accoglienza e di cordialità, quando spiega in tono leggero che “noi brinderemo quando il suo governo andrà a casa” scoppia un boato.
La nuova versione di Conte, animale da palco, viene dispiegata in tutto il suo splendore. Cerca il feeling con il pubblico, lo fa senza blandirlo, ma aggirando i nodi spinosi, ma non lo troverà mai fino alla fine. “Ha la faccia di un gatto che si lecca soddisfatto i baffi”, commenta una signora dal pubblico. Quando il presidente del Consiglio parla di lotta ai grandi evasori la platea mormora. Si ferma. Si rivolge ai presenti: “Siete favorevoli all’evasione? E allora perché fischiate?”. Atreju è stracolmo, sembrano lontani i tempi un po’ gruppettari di quando...

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