Conte ter non tira. Anche i 5 stelle hanno i primi dubbi

Pietro Salvatori
·Giornalista politico, Huffpost
·2 minuto per la lettura
Italy's Prime Minister Giuseppe Conte (C) leaves the Palazzo Madama in Rome on January 19, 2021 after a confidence vote against him and his gouvernment before the Italian Senate. - Italian Prime Minister Giuseppe Conte pleaded for lawmakers' support on January 19, 2021 as his teetering government faced a confidence vote while it struggles to battle the coronavirus pandemic. The ruling coalition has been on the brink of collapse since former premier Matteo Renzi withdrew his Italia Viva party last week, depriving Conte of his majority in the upper chamber. (Photo by Filippo MONTEFORTE / AFP) (Photo by FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images) (Photo: FILIPPO MONTEFORTE via Getty Images)
Italy's Prime Minister Giuseppe Conte (C) leaves the Palazzo Madama in Rome on January 19, 2021 after a confidence vote against him and his gouvernment before the Italian Senate. - Italian Prime Minister Giuseppe Conte pleaded for lawmakers' support on January 19, 2021 as his teetering government faced a confidence vote while it struggles to battle the coronavirus pandemic. The ruling coalition has been on the brink of collapse since former premier Matteo Renzi withdrew his Italia Viva party last week, depriving Conte of his majority in the upper chamber. (Photo by Filippo MONTEFORTE / AFP) (Photo by FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images) (Photo: FILIPPO MONTEFORTE via Getty Images)

Giuseppe Conte inizia a fare terra bruciata intorno a Matteo Renzi. Poco dopo le 10, appena terminato il Consiglio dei ministri nel quale ha comunicato la decisione di dimettersi, si ferma a parlare con alcuni presenti: “Volevano far cadere il governo già un anno fa, l’hanno sempre avuto in mente, non l’hanno fatto solo per la pandemia”. Come a mettere i principali maggiorenti di Pd e M5s in guardia dalle sirene di un ritorno verso Italia viva, una soluzione della crisi, quella del ritorno alla maggioranza precedente, nella quale con tutta probabilità dovrebbe dire definitivamente addio a Palazzo Chigi.

Mentre il premier è chiuso nel suo studio e prepara un messaggio per appellarsi alla salvezza nazionale, una mossa che punta a blandire i responsabili che finora non si sono palesati, e dopo aver incassato il momentaneo sostegno di tutti i leader, attorno al Palazzo i movimenti sono incessanti. E il filo degli abboccamenti e delle trattative con Iv non si è mai interrotto.

Ieri si sono riuniti i vertici del Movimento 5 stelle, tutta la delegazione di governo, ministri e sottosegretari al gran completo. Ribadito il sostegno a Conte, e accolta con favore la decisione di non scaricare Alfonso Bonafede nel tentativo di non dimettersi chiedendo un sacrificio al capo delegazione per evitare il voto in aula. Ma c’è dell’altro. Perché quando il discorso è passato alla cruda analisi della realtà, al tentativo infruttuoso di reclutare responsabili, i toni sono cambiati. “Così non arriviamo a fine legislatura”, ha scosso la testa uno dei presenti, incassando dal giro di tavolo un generale assenso.

“Se il piano non è riuscito nell’ultima settimana, come pensa di poter creare un gruppo solido al Senato dopo essersi dimesso?”, il ragionamento di uno dei presenti. Il dubbio è che la capacità attrattiva che pure Palazzo Chigi esercitav...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.