Contratti luce e gas anche ai morti,fenomeno allarmante e sommerso

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Roma, 12 set. (askanews) - Latitanti, terroristi, truffatori. La liberalizzazione del mercato dell'energia (gas e luce) è stata una manna per soggetti privi di scrupoli e criminali che attivano utenze per la fornitura di gas e luce usando false identità. Messina Denaro, o chi è come lui, lo sa. Tutti i criminali sanno che per attivare le utenze presso potenziali covi o per svolgere attività illegali o anche semplicemente per evadere il pagamento delle bollete energetiche possono utilizzare false identità e anche i dati anagrafici dei morti. Non lo sa, a quanto pare abbastanza, il legislatore che ha prodotto in questi anni una pletora di norme spesso cervellotiche che avendo come obiettivo prevalente di liberalizzare il mercato hanno però lasciato campo libero a delinquenti e a gestori con pochi scrupoli commerciali. Nei due decreti Salvini - per citare solo due provvedimenti recenti - questo problema che pure ha una rilevanza sociale e risvolti non irrilevanti sulla sicurezza e la lotta alla criminalità - questo problema è ignorato.

CONTRATTI A STRASCICO, CHI CONTROLLA I GESTORI: Il fenomeno è sommerso ed è motivo di imbarazzo per molti gestori spesso distratti nei controlli sulla pratica 'incoffessabile' dei contratti a strascico messa in atto dalle strutture commerciali grazie regole interne troppo lasche (in barba ai protocolli a tutela degli utenti in bella mostra sui loro siti) e con operatori dei call center che pur di stipulare nuovi contratti non vanno troppo per il sottile nel controllo dei dati anagrafici forniti al telefono o via internet.

VITTIME TRUFFE DAVANTI A MURO DI GOMMA: Chi scopre, quasi sempre per caso, che la propria identità o quella di un partente defunto è stata utilizzata per fare volture o stipulare contratti (questo avviene anche per le polizze assicurative) può solo farsi anche il segno della croce. Esiste una casistica molto ampia. Nessun dato ufficiale ma solo ammissioni 'off records' da parte degli stessi gestori che il fenomeno delle truffe sulle colture e nei subentri ha assunto dopo la liberalizzazione del mercato dell'energia numeri allarmanti.

Che fare? Lo sventurato che scopre di essere stato clonato si spalancano le porte dell'inferno. E' dentro un calvario e inizia per lui una lunga trafila per tutelare i propri diritti a partire dal rito della denuncia prevalentemente contro ignoti all'autorità giudiziaria o quando si 'è 'fortunati' con gli estremi e la prova del truffatore. La vittima quasi sempre scopre di essere stato raggirato dopo aver ricevuto dai gestori fatture non pagate. Si arriva fino alle minacce di azioni legali per i pagamenti rivendicati dalle società di gestione che hanno sottoscritto i contratti. La strada per arrivare alla cessazione dei contratti stipulati in modo fraudolento è lunga e faticosa. Una 'mission impossible'. Non basta, infatti, la denuncia che serve quasi sempre solo a formalizzare lo status di vittima di truffa. Ottenere giustizia è un'impresa dispendiosa e irraggiungibile visti i tempi dei processi. Altrettanto, o quasi, è arduo arrivare al distacco dell'erogazione del gas ottenuta in modo fraudolento.

ARERA, QUANTI LA CONOSCONO E SANNO COSA FA? L'Arera, acronimo che sta per Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, un ente sconosciuto ai più (223 dipendenti, tra cui 24 dipendenti e ben 152 funzionari) ha uno sportello per le controversie che insorgono tra cittadini utenti e gestori. Ebbene, quando si è vittima di una truffa e si chiedono informazioni su un contratto stipulati in modo fraudolento si scopre - per fare un esempio - che chi è titolare di un regolare contratto di affitto, anche se ha ottentuo forniture energetiche domestiche in modo fraudolento usando i dati di un defunto ed è stato denunciato per questo, ha diritto alla formitura fino a prova contraria. Quale? Quella che si raggiunge al termine di processo che può durare anche dieci anni e va in nove casi su dieci in prescrizione? L'Arera non fornisce risposte. La vittima del raggiro continua a pagare. Paradosalmente tutte le remore per il distacco di utenze domestiche 'attivate' attraverso i call center in modo fraudolento e usando identità false tutelano i truffatori e lasciano chi è stato raggirato in balia degli eventi.

STATO DI DIRITTO O CASA DI CARTA?: Quando si parla di sicurezza viene da chiedersi se migliaia e migliaia di storie di ordinaria vessazione non intacchino il senso di sicurezza dei cittadini. La domanda è quale sia veramente la percenzione che gli addetti ai lavori e dei governi che si alternano alla guida di un Paese hanno delle necessità reali dei cittadini. Se vi sia, ad esempio, la consapevolezza che un furto d'identità nell'era degli algoritmi possa essere molto più dannosa di uno scippo o di un furto domestico essendo in questi casi la vittima un potenziale 'ostaggio' per anni di chi la truffa l'ha messa in atto. La sicurezza non è solo una questione di indicatori. Da essa dipende la vita economica e soprattutto quella delle persone. La sicurezza, anche quella che garantisce i cittadini nelle piccole cose quotidiane, fa la differenza tra uno Stato di diritto e una 'Casa di Carta'.