"Contro Covid meglio la Cina dell'Occidente, imporre vaccino immagine orwelliana"

·3 minuto per la lettura
NAPLES, ITALY - OCTOBER 12: Beppe Grillo founding member of the Movimento 5 Stelle (5 Star Movement) attends at
NAPLES, ITALY - OCTOBER 12: Beppe Grillo founding member of the Movimento 5 Stelle (5 Star Movement) attends at

Tempo di bilanci, secondo Beppe Grillo, sulla reazione del mondo alla pandemia. Trecenti milioni di contagiati, sei milioni di morti, ma “secondo l’Economist i numeri reali sarebbero nettamente superiori”, scrive sul suo blog, con i deceduti che sarebbero “circa 20 milioni”.

Grillo fa l’esempio della Cina, che “ha il numero di decessi più basso al mondo rispetto alla popolazione: un dato ancor più incredibile se si considera che ospita circa un quinto della popolazione mondiale”. È il beneficio della strategia detta di “contagi zero o tendenti a allo zero”, basata sulla “applicazione rigorosa del cosiddetto metodo 3T (i.e. testing, tracing and treating); modulazione dei confinamenti e dei permessi di spostamento anche attraverso gli incumbent digitali; controlli e quarantene per gli ingressi dall’estero; campagne di vaccinazione; lockdown selettivi e tempestivi nelle aree in cui emergono nuovi focolai”.

I paesi che hanno adottato la strategia di contagi zero o tendenti allo zero hanno non solo sofferto un numero molto inferiore di decessi, ma, secondo uno studio di Mckinsey, sono anche ritornati più velocemente alla (quasi) normalità. Tuttavia, con l’arrivo delle ultime varianti molti ritengono che questa strategia non sia più sostenibile, e occorra dunque rassegnarsi all’idea di convivere con una diffusione endemica del virus. L’unico paese al mondo che continua a perseguire questa strategia sembra essere la Cina, anche se la diffusione del virus nei paesi che la hanno prima adottata e poi mitigata resta molto bassa.

Per chi non l’ha mai adottata, il costo imposto ai loro popoli “resta comunque altissimo” e inoltre “non è risolvibile solo con l’estensione dei vaccini”.

“Occorrono altre misure restrittive, che sostanzialmente sono versioni più o meno attenuate della strategia di contagi zero o tendenti allo zero. Ciascuna implica limitazioni di diritti umani che nei paesi occidentali sono generalmente considerati “inviolabili”, fra cui il diritto all’inviolabilità del corpo, alla libertà di circolazione, alla privacy, e così via. Questi diritti sono fra i capisaldi delle democrazie liberali, e per questo la loro restrizione è estremamente critica. Non esistono gerarchie fra diritti umani, ma è normale che la restrizione di alcuni di essi ci colpisca più di altre. Così, per esempio, la restrizione del diritto alla privacy tende a disturbarci meno della restrizione del diritto all’inviolabilità del corpo. Sennonché, per quelle adottate dalle democrazie occidentali per contrastare la pandemia sembra che si sia seguito un percorso inverso. Sicché molti governi hanno considerato con più leggerezza l’introduzione di un obbligo di vaccinazione, che riguarda l’inviolabilità del corpo, che quella di un obbligo di tracciamento, che riguarda la privacy”.

Beppe Grillo si schiera contro l’obbligo vaccinale.

“Essere soggetti a controlli del governo centrale, e ancor più a trattamenti sanitari obbligatori, evoca immagini orwelliane che pesano molto psicologicamente. Viceversa, lasciare decidere alle organizzazioni e/o alle comunità quali misure adottare appare nel pieno spirito di un ordinamento liberale e democratico. Senza contare che la quasi totalità di queste organizzazioni e comunità finirebbe probabilmente per adottare misure ben più restrittive di quelle che potrebbero essere ragionevolmente adottate da un Governo centrale”.

Il bilancio delle strategie adottate da gran parte dei paesi occidentali, sottolinea Grillo, ”è dunque deludente”. Per tre motivi:

In primo luogo, “perché quasi nessuno di essi ha adottato una strategia di contagi zero o tendenti allo zero, sopportando costi sociale ed economici molto superiori a quelli dei paesi che la hanno adottata”.

In secondo luogo, “perché si sono limitati a puntare tutto sulle vaccinazioni, quando è ormai evidente che questa sola strategia non possa bastare”.

In terzo luogo, “perché hanno sottovalutato le implicazioni delle restrizioni sia sul piano di diritti umani che sono capisaldi delle democrazie liberali, sia sul piano dei loro metodi di attuazione, che ben avrebbero potuto rispettare meglio la libertà di scelta degli individui e delle organizzazioni e delle comunità a cui fanno capo”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli