Contro i femminicidi Federico Moccia propone una “educazione amorosa”

Antonella Piperno

È un libro a diciotto mani “La ragazza di Roma Nord” il nuovo romanzo di Federico Moccia che arriverà nelle librerie il 5 dicembre, a due anni dall'ultima fatica, “Tre volte te”, del cantore dell'amore pischello. Le sedici mani che hanno coadiuvato quelle dominanti e trainanti di Moccia, meritandosi anche il nome in copertina, sono quelle di sei donne e due uomini dai 18 ai 62 anni, Antonietta Cantiello, Fabio Castano, Federica Costabile, Loredana Costantini, Giacomo Carlo Lisi, Rebecca Puliti, Noemi Scagliarini, Michela Zanarella, coinvolti in un inedito contest letterario.

Qualche malalingua sui social ha insinuato che era a corto di idee…

“Le otto creazioni scelte compongono solo 32 delle 350 pagine del mio romanzo. Da anni durante le mie presentazioni i lettori mi propongono di leggere i loro racconti, i loro romanzi nel cassetto o mi chiedono come diventare scrittori, ho pensato di dar loro una chance, coinvolgendoli nel mio nuovo romanzo”.

Oggi, a 56 anni è uno scrittore da milioni di copie, ma le difficoltà degli esordienti lei le conosce bene, avendole sperimentate sulla sua pelle.  Il suo “Tre metri sopra il cielo” poi successo planetario, all'inizio se lo è dovuto pubblicare da solo.

“Ora è tradotto in tutte il mondo, ma esordire è complicato. Così nel luglio scorso insieme alla mia casa editrice SEM abbiamo  lanciato un esperimento narrativo, denominato “Il cantiere delle storie” dove ho chiesto ai miei  lettori di contribuire direttamente alla scrittura del mio  nuovo romanzo, con un piccolo testo creativo”.

Hanno risposto in tanti, tutti pischelli aspiranti scrittori?

“Sono arrivati oltre mille contributi, fra racconti, poesie e testi, da tutta Italia e mica solo ragazzini. Laura Costantini ha 62 anni e ha scritto un testo sul carpe diem, Fabio Castano, un trentenne di Gallarate ha raccontato un grande amore senile. Sono entrate nel romanzo, insieme ai loro autori”.

Gli otto autori fanno parte della storia?

“L'espediente letterario è quello di farli vivere come dei personaggi che incontrano  il protagonista, facendogli ascoltare le loro poesie o i loro racconti. Come quello di Rebecca Puliti, che ha 18 anni ed è la più giovane del gruppo: ha scritto “17 minuti” e propone al protagonista 17 suoi pensieri scanditi cronologicamente”.

Chi è il protagonista  e qual è la storia? Titolo e lucchetto in copertina ci indicano  che non si allontana da ponte Milvio e dintorni.

“Il protagonista è Simone, un ventenne romano che viaggia in treno da Napoli verso Verona dove si è trasferita Sara, la sua ragazza, per uno stage sul vino. Ha deciso di farle una sorpresa romantica nel giorno del loro primo anniversario. A Roma però sale sul treno una ragazza, i due chiacchierano, si piacciono, la sintonia cresce, ma visto che lui è impegnato decidono che non si sveleranno i loro nomi né alcuna informazione utile a rintracciarsi. Lei sarà la ragazza di Roma Nord, lui Argo. A Verona però lui scoprirà che la sua fidanzata l'ha già dimenticato con un altro, e deciso a rintracciare la ragazza di Roma nord, si installerà alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze, dov'è scesa, sperando di rincontrarla prima o poi. La stazione diventa la sua nuova casa, la sua storia finisce sui giornali e sui social, lo avvicinano in tanti compresi gli otto scrittori che hanno vinto il concorso narrativo…”.

Nella quarta di copertina ha messo anche il decalogo delle ragazze di Roma Nord, che si esprimono, ci fa sapere, a colpi di “adoro” e “top”.  Dopo 15 anni da cantore di quel mondo giovanile come lo sta vedendo cambiare, è diventato un tutt'uno con lo smartphone, in mano al suo protagonista fin dall'incipit?

“Ma i ragazzi sanno gestire gli smartphone meglio di noi adulti: hanno imparato a non essere schiavi della tecnologia come noi ma a renderla semmai, la loro schiava”.

Lei com'è messo? Al protagonista fa dire che “ci sono due categorie di persone che meriterebbero la galera, quelli che leggono subito il tuo messaggio ma non rispondono come se avessero sempre qualcosa di sensazionale da fare e quelli che neutralizzano le spunte blu”, è un suo sfogo personale?

“In effetti sì, non sopporto quelli che strategicamente ti rispondono ore e ore dopo. E guardi che quelli che hanno davvero grandi responsabilità professionalità e grandi incarichi sono quelli che rispondono subito. Comunque non sono tra quelli sempre incollati allo smartphone, uso i social ma senza esserne ossessionato, vivo la tecnologia in modo ancora sano”.

Smartphone a parte i ragazzi li vede felici?

“Li vedo alla ricerca della loro libertà personale, ma credo che debbano ancora lavorare sui rapporti uomo-donna, sull'accettazione della fine dei rapporti sentimentali. E credo che questo sia un campo si debba intervenire precocemente, per evitare che la tragica lista dei femminicidi continui ad allungarsi”.

Intervenire come, con i giovani?

“Serve un'operazione di prevenzione culturale. Bisognerebbe introdurre nelle scuole una nuova materia scolastica, “l'educazione amorosa”. Basterebbe un'ora a settimana, un po' come con l'ora di religione,  per far capire che il partner non si possiede e che ha la libertà di poter decretare la fine di un amore. Se gli adolescenti lo imparano e lo capiscono sui banchi di scuola, avremo meno adulti violenti”.

Lei si proporrebbe come docente?

“Mi piacerebbe moltissimo”.