Contro J.K. Rowling la cancel culture ha fallito

Adalgisa Marrocco
·Contributor HuffPost Italia
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- (Photo: John Phillips via Getty Images)
- (Photo: John Phillips via Getty Images)

Politicamente corretto e pubblico, si sa, non sempre vanno d’accordo, e meno che mai nella letteratura di massa. Così, poco sembra interessare a miliardi di lettori e fan l’ombra del sospetto di transfobia da cui J.K. Rowling è stata avvolta in questi anni.

Oggi la “mamma” di Harry Potter è più ricca della Regina, si appresta a pubblicare e a vedere tradotto in venti lingue l’ennesimo potenziale best seller per ragazzi (Il Maialino di Natale, in Italia edito da Salani), le riprese del terzo capitolo cinematografico della sua saga Animali fantastici e dove trovarli sono state appena ultimate, mentre la Cina ha scelto proprio le pellicole del maghetto più celebre al mondo per riaprire i cinema dopo la pandemia. Un fiume in piena contro cui neanche l’imponente macchina della disapprovazione intellettuale e mediatica ha saputo porre un argine.

Un attacco multidirezionale, quello ricevuto dall’autrice. Un attacco che forse le è costato una limitata perdita di consensi ma che, stando al successo internazionale che continua a riscuotere, nel suo caso non ha decretato la vittoria della cancel culture, quella moderna forma di ostracismo con cui si estromette qualcuno da cerchie sociali o professionali.

Tutto cominciò nel 2019 quando, via Twitter, J.K. Rowling manifestò sostegno a Maya Forstater, una ricercatrice britannica a cui non venne rinnovato un contratto lavorativo dopo aver assunto posizioni ritenute discriminatorie nei confronti delle persone trans. Contro l’autrice fu levata di scudi. La storia conobbe un secondo capitolo nel giugno 2020, quando la scrittrice tornò a twittare commentando il titolo di un articolo che recitava Creare un mondo post-Covid-19 più equo per le persone che hanno le mestruazioni. “Sono sicura che ci fosse una parola per definire quelle persone. Qualcuno mi aiuti. Wumben? Wimpun...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.