Contro le varianti servono più campionature e zone rosse, dice Galli

Sonia Montrella
·2 minuto per la lettura

AGI - La "pericolosità delle varianti" che si stanno diffondendo anche in Italia "è ancora tutta da definire, ma qualche dato in quella direzione purtroppo c'è". E per non farci "cogliere impreparati è necessario attivare un sistema funzionante e puntuale per la rilevazione dei fenomeni quando accadono". E' il monito lanciato all'AGI dal direttore del reparto di Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli.

"E' importante procedere su due fronti: quello dei possibili focolai e quello delle campionature", spiega Galli. "Ogni Regione dovrebbe effettuare un certo numero di analisi settimanali per ottenere una campionatura rappresentativa a livello nazionale delle alterazioni che si presentano".

Per il virologo, "avere il polso della situazione permette di ottenere un'identificazione rapida dei focolai e di mettere subito in zona rossa totale i comuni". Perché "non c'è alcuna alternativa al lockdown per arginare l'avanzata del virus". Solo così, garantisce Galli, "non ci faremo cogliere di sorpresa. Mi pare evidente che noi siamo messi meglio di Paesi come la Spagna, la Francia e l'Inghilterra, e non è escluso che questo sia dovuto al fatto che non abbiamo avuto queste varianti".

Ma è solo questione di tempo o ci sono degli elementi che favoriscano lo sviluppo di queste varianti? "E' possibile che queste emergano quando il virus è messo sotto-stress da particolari condizioni che ne permettono una diffusione a metà", commenta Galli, che spiega: "Misure non sufficientemente stringenti o poco rispettate, temo favoriscano la creazione delle varianti. E' quello che sembrerebbe sia accaduto in Brasile, Sudafrica e in Inghilterra che, con un lockdown più mirato, avrebbe potuto evitare un simile contagio".

Nelle ultime ore, fonti del governo britannico hanno detto di voler valutare la possibilità di somministrare una terza dose di vaccino anti-Covid in autunno per combattere la diffusione delle varianti più resistenti. "Da qui alla fine dell'anno bisognerà vedere cosa succederà", osserva Galli. "Ma se dobbiamo iniziare a inseguire il virus - ed è proprio questo che si prospetta - è evidente che non ce ne libereremo alla svelta".