“Contro i nonsense sull’Italia”, la crociata Twitter di un economista austriaco

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 10 feb. (askanews) - La sua "Campagna contro i nonsense sull'Italia" (#Cain) l'economista Philippe Heimberger l'ha lanciata su Twitter il 6 febbraio e, assicura l'economista del Vienna Institute for International Economic Studies, non ha nulla a che vedere con l'arrivo di Mario Draghi a Roma. Anche se l'ex capo della Bce "è un'opportunità da non perdere (...), la migliore scelta come premier sino alle prossime elezioni". Effettivamente questo giovane (classe 1988) economista austriaco non è nuovo alla complicata arte del difendere l'Italia dal punto di vista economico e fiscale. Ora lo fa con un thread dove @heimbergecon spiega - in inglese - perché gli stereotipi sulle finanze italiane sono a suo avviso tali e, soprattutto, fanno male all'Europa e all'eurozona tanto quanto all'Italia. Obiettivo: contribuire, "anche solo un po'", a far capire a Germania e Nordici (ai cosiddetti Paesi frugali) che all'Europa serve una "nuova politica meridionale".

"Penso semplicemente che un governo Draghi sia un'occasione da non perdere - sia per l'Italia che per il Nord Europa - dice Heimberger, contattato da askanews - per rendersi finalmente conto di una cosa: dobbiamo sbarazzarci delle rappresentazioni distorte dell'Italia nel pubblico dibattito, perché queste distorsioni sono tossiche per il dibattito politico; generano risentimento e divisione, il che porta a risultati negativi. Il mio desiderio è che i leader politici in Germania e nel Nord Europa si rendano conto che questo è il momento per una 'nuova politica meridionale'. Sono tra l'altro sicuro che un tale cambio di atteggiamento sarebbe anche accolto con entusiasmo da molti in Italia, e questo potrebbe aiutare anche a livello nazionale".

Heimberger condivide con molti colleghi la convinzione che un'uscita dell'Italia dall'euro ("E da non escludere in quel caso anche dall'Ue) avrebbe conseguenze disastrose per l'Italia ma non solo: dall'impennata dei prezzi e la disoccupazione nel nostro Paese a una crisi internazionale "massiccia e duratura, con effetti a catena in tutta Europa e nel mondo e con costi enormi anche per la Germania e i paesi del Nord Europa". L'economista austriaco pensa che l'uscita dell'Italia dall'euro "resta uno scenario possible", "se quanti chiamati a decidere nella politica italiana ed europea non si svegliano ed escogitano una strategia fattibile per la ripresa economica dopo la crisi del COVID19. Probabilmente è l'ultima chance per far funzionare l'eurozona con gli attuali membri. La posta in gioco è alta e gli stereotipi Nord-Sud sono tra i fattori che ostacolano" un percorso che può portare dei risultati.

La più grande assurdità, nonsense, secondo Heimberger è che "molti pensano che l'Italia non abbia fatto abbastanza in termini di risanamento di bilancio. In realtà, i dati Fmi mostrano che in Italia c'è stata un'opera di risanamento del bilancio più consistente che in qualunque altro Paese sviluppato dall'inizio degli anni Novanta. Questi ampi sforzi di risanamento hanno contribuito alla stagnazione dell'economia e, a causa della bassa crescita, il rapport debito/Pil è ulteriormente cresciuto, malgrado l'Italia avesse il più grande avanzo primario al mondo.

Anche senza andare più a Nord, in Austria le posizioni di Heimberger non sono molto popolari. Da colleghi e amici, dice, ha ricevuto molti feedback positivi, "ma sono sicuro che ci sono anche gli scettici". Critiche ne ha ricevute anche dall'Italia. Dove "alcune voci 'mainstream' sostengono fondamentalmente che non dovrei dire ad alta voce che l'Italia ha già compiuto grandi sforzi di risanamento fiscale" o che certi governi hanno perseguito la liberalizzazione del mercato del lavoro "dal prontuario liberale di mercato e non è stata una bacchetta magica (..) "Non dovrei dire che vari governi italiani hanno promosso la liberalizzazione del mercato del lavoro dal playbook liberale del mercato, e non è stata una bacchetta magica. Suona troppo radicale, dicono. Non sono d'accordo. Penso che dobbiamo essere chiari su ciò che è successo e su cosa accadrà probabilmente se non ripensiamo".

Disposto a trasferirsi in Italia per continuare la battaglia? "Perchè no. L'Italia è un grande Paese. Sono felice di vivere nei pressi di Vienna ma, chi può mai dire cosa riserverà il futuro". (di Orietta Moscatelli)