Convegno Oscad sulle vittime dell'odio e del razzismo -2-

Red/Nes

Roma, 21 gen. (askanews) - "Si nasce buoni o cattivi? E' più forte l'odio e l'amore? Domande antiche quanto la storia dell'uomo e che continuano ad essere attuali in una società complessa dove alle minacce del mondo reale si affiancano i pericoli dell'odio on line con potenzialità devastanti sulle vittime, a fronte di strumenti di contrasto che non hanno ancora quella tempestività che imporrebbe la velocità diffamante del web. E allora l'antidoto più potente non può essere che la cultura per combattere l'ignoranza e la paura del diverso; dove le forze di polizia hanno un ruolo fondamentale nel bloccare ogni forma di intolleranza prima che degeneri in sofferenza, distruzione e morte", queste le parole del Prefetto Vittorio Rizzi, Direttore centrale della polizia criminale, che ha introdotto il convegno.

Un impegno quello delle forze di polizia che parte dalla formazione volta a contrastare l'under-recording, vale a dire il rischio di non intercettare il carattere discriminatorio di questo tipo di reati (siano minacce, danneggiamenti, aggressioni, fino a crimini ancor più gravi). L'OSCAD ha formato più di 11.000 operatori di polizia nei suoi dieci anni di attività in stretto collegamento con le Agenzie internazionali che si occupano di discriminazione e con il mondo delle associazioni che rappresentano una parte fondamentale della società civile nell'emersione del fenomeno e nella tutela delle vittime, spesso spaventate anche di denunciare le sofferenze subite.

Un impegno che parte dalla conoscenza del fenomeno criminale resa difficile dai problemi legati alla raccolta dei dati, che soffre di una copertura normativa solo di alcune forme di discriminazione, di previsioni speciali su alcune categorie, come la disabilità, e del fenomeno dell'under-reporting, relativo alla scarsità di denunce motivata dalla paura e dalla mancata conoscenza degli strumenti di tutela.