I cookie alimentano un ecosistema pubblicitario da 400 miliardi di dollari

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Google rallenta sull’eliminazione dei cookie di terze parti da Chrome, che slitta da inizio 2022 a fine 2023, quasi due anni dopo la data annunciata a gennaio 2020. La dilazione, ha comunicato il colosso di Mountain View, servirà a studiare nuove tecnologie più efficaci per conciliare pubblicità mirata e rispetto della privacy. Il cuore è il progetto Privacy Sandbox, lanciato nel 2019, che punta a sviluppare soluzioni collaborative e open source che proteggano allo stesso tempo la privacy degli utenti senza danneggiare imprese e sviluppatori che poggiano sulla pubblicità e sull'offerta di contenuti gratuiti.

I cookie sono frammenti di codice che permettono di tracciare l’attività e il comportamento di un utente durante la navigazione, e di conseguenza consentono di fornire pubblicità mirate. “Le persone non dovrebbero essere costrette ad accettare di essere tracciate mentre navigano online per poter ricevere pubblicità pertinenti” avevano dichiarato da Mountain View annunciando l’avvio dell’iniziativa Privacy Sandbox. Al momento, infatti, è chi naviga a poter scegliere come e quanto essere “seguito”, impostando manualmente le proprie preferenze, sia sul browser che sui siti. Altro non è che il messaggio che comprare obbligatoriamente quando entriamo su un sito e ci chiede di accettare o meno il tracciamento, e che è stato introdotto sulla spinta delle preoccupazioni per la privacy delle autorità garanti a livello internazionale.

Ora è quindi chi naviga a dare l’autorizzazione a essere seguito, ma il passo pensato da Google va oltre, con l’eliminazione totale dei cookie di terze parti - quelli che tracciano la navigazione da un sito all’altro, non quelli che seguono l’esperienza sul singolo sito. Google ha anche chiarito che una volta eliminati i cookie di terze parti non creerà identificatori alternativi per monitorare le persone mentre navigano su Internet, né li userà nei suoi prodotti. Una mossa estremante destabilizzante per l’ecosistema pubblicitario di internet, che a livello globale vale circa 400 miliardi di dollari. L’obiettivo è trovare soluzioni che bilancino privacy e targhettizzazione, e Google lo sta facendo sviluppando una tecnologia che possa sostituire qualsiasi tipo di identificatore individuale andando piuttosto a lavorare con dati aggregati per gruppi di interesse, detta Federated Learning of Cohorts (FloC). L’iniziativa riguarda solo i prodotti Google (e quindi di conseguenza Google Ads), ma con un impatto significativo: Chrome da solo copre oltre la metà dell’utilizzo di browser per la navigazione, seguito da Safari di Apple con circa il 20%.

C’è però chi non la vede come una limpida iniziativa a tutela della privacy: l’autorità per la concorrenza e il mercato britannica sta investigando su Sandbox e ha annunciato che si riserva il diritto di bloccare lo “spegnimento” dei cookie se emergerà che il passaggio possa essere dannoso per la concorrenza, bloccando il sistema in uso e di fatto abusando della propria posizione dominante rendendo più difficile per i piccoli inserzionisti piazzare la propria pubblicità mirata.

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