Cooperante italiana ad Haiti: "situazione esplosiva, gente stremata e sotto choc"

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Ad Haiti la gente è "sotto choc" per l'uccisione del presidente Moise, ma "la situazione era già esplosiva da prima, regnava l'anarchia, le vere autorità erano le bande armate, più armate della polizia stessa". A raccontarlo all'Adnkronos è l'italiana Irene Cesati, che da tre anni svolge lavoro umanitario ad Haiti e attualmente è coordinatore nel paese di Medecins du monde Suisse.

"Ieri tutti sono rimasti scioccati" dalla notizia dell'assassinio del presidente, "nessuno se lo aspettava", "adesso la gente è tutta chiusa in casa, le strade sono deserte", racconta Cesati che parla di una "popolazione pacifica" che è "stremata" dalle difficoltà e "non hai mezzi per reagire". "La reazione della popolazione è di stanchezza", "ieri ci sono stati alcuni saccheggi di negozi perché la gente è talmente disperata che ne approfitta se la polizia è occupata altrove, ma la maggior parte delle persone è rimasta a casa".

Anche Cesati è ora chiusa in casa, secondo gli ordini del governo che ha imposto lo stato d'emergenza. Tutti membri della comunità internazionale, lei compresa, vivono in una zona relativamente protetta della capitale haitiana, "in case con filo spinato, alti muri e guardie". Nella sua Ong, Cesati è l'unica straniera e se deve uscire si serve di un veicolo con il logo di Medecins du monde Suisse guidato da un autista non armato. "Quando la situazione è normale è fattibile, ci sono delle chat per scambiarci informazioni live sulla sicurezza", spiega.

All'Adnkronos, Cesati chiede soprattutto "che si parli di Haiti, qui la popolazione manca tutto". E ora con il Covid "la situazione sanitaria è tragica, gli ospedali pubblici non hanno le risorse necessarie, non abbiamo neanche i dati, non sappiamo quanto sia grave la situazione, i letti di rianimazione erano qualche decina, ma non ce ne sono più liberi, quando l'ex presidente Aristide si è ammalato di Covid lo hanno ricoverato all'estero, ma per gli altri non è possibile".

"Nelle ultime settimane l'accesso umanitario alle zone più problematiche, i quartieri più vulnerabili nella zona centrale di Port-au-Prince, era diventato impossibile anche per la nostra ong medica", racconta la cooperante, che parla di 15-17mila sfollati interni a causa delle violenze fra bande armate. Bande che nel 2020 hanno rapito 240 haitiani e quest'anno hanno preso di mira anche stranieri, come l'imprenditore italiano Giovanni Cali, liberato il 24 giugno dopo oltre tre settimane di sequestro. Due giorni prima dell'uccisione di Moise, ricorda Cesati, una infermiera è stata uccisa mentre l'ambulanza su cui viaggiava per portare aiuto si è trovata in mezzo ad una sparatoria su una strada a grande scorrimento.

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