Cop26, bozza, restano impegni Parigi ma senza data precisa

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Image from askanews web site
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Roma, 10 nov. (askanews) - "Non un piano per risolvere la crisi climatica, ma un accordo per incrociare le dita e sperare per il meglio": Jennifer Morgan, direttrice esecutiva di Greenpeace, non usa mezzi termini per criticare l'ultima bozza di risoluzione della Cop 26 pubblicata dalla presidenza del vertice.

Ovviamente non è detta l'ultima parola: restano ancora tre giorni perché le delegazioni discutano la bozza e negozino un documento finale - che tuttavia, in passato, si è dimostrato un compromesso al ribasso. Dal momento poi che il principale obbiettivo in gioco è il graduale "phasing out" dei combustibili fossili, è improbabile che i grandi produttori di petrolio e carbone accettino di mettere una data per iscritto e il rischio è che gli impegni effettivi vengano differiti ancora una volta, in teoria all'anno prossimo.

La bozza parte da un dato di fatto: il riscaldamento globale ha già provocato un innalzamento delle temperature medie di 1,1 gradi centigradi; così come stanno le cose, secondo gli ultimi studi si arriverà a un disastroso +2,4º.

Il documento ribadisce quindi l'obbiettivo di lungo periodo di mantenere il riscaldamento sotto i due gradi e di "proseguire nello sforzo" di limitarlo a 1,5º entro il 2100, come previsto dagli accordi di Parigi, riconoscendo che per raggiungere questo risultato occorre "un'azione efficace e importante" da parte di tutti i Paesi coinvolti.

Il problema, rilevano i critici, è che nella bozza di questa azione non vi è alcuna seria traccia: il punto 17 ricorda come occorrano "rapide, profonde e sostenute riduzioni nelle emissioni", compreso un taglio del 45% di quelle di CO2 entro 2030 per raggiungere lo zero netto "verso metà del secolo".

Nei punti successivi si invitano le parti a "considerare ulteriori opportunità" per ridurre le emissioni non CO2 e "accelerare il phasing out del carbone" (ma non del petrolio) e dei sussidi pubbblici per i combustibili fossili, ma senza indicare alcuna data o limite vincolante.

Un capitolo a parte poi meritano i finanziamenti dedicati a sostenere i Paesi in via di sviluppo - molti dei quali sono fra i più vulnerabili, come quelli isolani - a combattere gli effetti dei cambiamenti climatici: la bozza nota "con dispiacere" che i 100 miliardi promessi entro il 2020 mancano ancora all'appello ma, "in questo contesto" accoglie con soddisfazione il fatto che (auspicabilmente) arriveranno entro il 2023.

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