Cop26, code infinite all'ingresso per entrare

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(dall'inviato dell'AdnKronos Tommaso Gallavotti) - In Inghilterra la prima cosa che impara un italiano è mettersi ordinatamente in fila. Anche gli scozzesi amano il Q-ing, o queueing, una specie di sport nazionale. Ma la COP26 di Glasgow rischia di diventare l’Olimpiade della fila. Entrare nello Scottish Event Campus per seguire, o partecipare, alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici era già complicato ieri mattina: in tutto per accedere intorno alle 8 ci volevano circa 40 minuti, tra fila e controlli.

Stamani la situazione è decisamente peggiorata: per accedere alla COP26, sempre intorno alle 8, si deve fare più di un’ora di coda (l’AdnKronos ci ha messo un’ora e 22 minuti netti, tornello-sala stampa, in tutto 900 metri, per una velocità media di 0,66 km/h). Il problema è serio: oltre ai giornalisti, abituati a fare la coda per sottoporsi ai controlli, devono mettersi in fila anche i delegati dei Paesi partecipanti. Ieri, riporta il quotidiano The Scotsman, sono state annullate riunioni di lavoro, perché i delegati non sono riusciti ad entrare in tempo alla Cop26.

Una prima fila, relativamente breve, si forma ai tornelli, dove occorre mostrare l'e-mail dell’Nhs, il servizio sanitario nazionale britannico, che attesta la registrazione on line del self test mattutino, che tutti coloro che entrano alla Cop26 (bisogna essere vaccinati) devono fare ogni mattina, infilandosi un cotton fioc in entrambe le narici prima di bere il caffè.

Una volta passati i tornelli, si arriva al primo grande imbuto: prima di accedere al padiglione della coda interna, delle colonne segna percorso con nastro convogliano la folla formando una serpentina, all’aperto.

Il serpentone umano scorre lentamente, fino ad arrivare all’ingresso del padiglione di ‘decantazione’, prima dei controlli di sicurezza. Qui si fa un’altra coda, lenta, per arrivare finalmente ai controlli di sicurezza, uguali a quelli che si fanno negli aeroporti.

Tutti hanno la mascherina e sono autotestati, quindi presumibilmente negativi al Sars-CoV-2, ma 'make space', mantenere il distanziamento, come raccomandano i cartelli affissi ovunque, è impossibile. Una volta passati i controlli di sicurezza, le file non sono finite. Si fa la coda per acquistare viveri al bar, tra sandwich al pollo e maionese e 'Broccoli chips', delle patatine vegane ai broccoli.

E si fa la coda, spesso lunga, per andare in bagno. Gli organizzatori hanno impiantato delle toilette supplementari un po' ovunque, fornite da una società privata, la Zoo Loos. Sono piccole ma funzionali: il problema è che sono unisex, marcate da un simbolo metà uomo e metà donna, non di immediata comprensione all'occhio distratto, cosa che genera equivoci.

Gli uomini rischiano di essere guardati in cagnesco o, come è successo all'Adnkronos, rimproverati per essersi intrufolati nel bagno delle signore. Tocca spiegare che il bagno è unisex. La parità di genere alla toilette provoca code, sia a causa dei tempi tecnici differenti, sia perché dopo ogni utilizzo il gabinetto viene disinfettato e pulito dagli addetti, cosa che allunga ancora di più i tempi. Ma tutti fanno la fila ordinatamente. Come in tutto il Regno Unito.

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