COP26, focus trattative su finanza clima, paesi poveri contano i danni

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L'ex presidente Usa Barack Obama durante un intervento al summit Onu per il Clima Cop26, a Glasgow

GLASGOW (Reuters) - L'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha dato il proprio appoggio agli appelli per un maggiore aiuto a quanti combattono in prima linea contro il global warming, mentre i paesi in via di sviluppo e quelli avanzati tentano di porre fine ad anni di stallo sui soldi necessari a combattere il cambiamento climatico.

All'inizio della seconda, e ultima, settimana di trattative sponsorizzate dall'Onu a Glasgow nel quadro della conferenza Cop26, i ministri sono entrati nel dettaglio su come onorare le promesse di pagare per le perdite e i danni legati al clima e su come aiutare i paesi ad adattarsi agli effetti del cambiamento climatico.

"Dobbiamo agire ora per contribuire all'adattamento e alla resilienza", ha detto Obama durante un incontro di Stati insulari alle trattative di Glasgow, aggiungendo che la sua percezione del cambiamento climatico come minaccia imminente è stata influenzata dal tempo trascorso alle Hawaii nella sua gioventù.

Il ministro degli Esteri di Tuvalu, Simon Kofe, offrirà una dimostrazione grafica degli effetti dell'aumento del livello del mare sul piccolo Stato insulare, tenendo un discorso registrato che lo raffigurerà in giacca e cravatta immerso fino alle ginocchia nell'acqua del mare.

"Il discorso sovrappone la Cop26 con le situazioni di vita reale cui deve far fronte Tuvalu, causate dal cambiamento climatico e dall'aumento del livello del mare", ha detto Kofe, in piedi dietro a un leggio sulla spiaggia dell'isoletta del Pacifico. Il discorso sarà proiettato domani alla conferenza.

La Gran Bretagna, che ospita la Cop26, ha tentato di aprire la strada, annunciando nuovi fondi per 290 milioni di sterline per una serie di iniziative, tra cui il supporto per la lotta al cambiamento climatico dei paesi nella regione dell'Asia e del Pacifico.

Londra ha spiegato che il denaro si andrà ad aggiungere ai "miliardi in fondi aggiuntivi internazionali" già messi a disposizione dai paesi industrializzati come Danimarca, Giappone e Stati Uniti per l'adattamento e la resilienza nelle nazioni che stanno sperimentando gli effetti peggiori del cambiamento climatico.

Ma il ministro dell'Ambiente del Ghana Kwaku Afriyie sostiene che i negoziati non riflettano gli ambiziosi obiettivi pubblicizzati dai paesi sviluppati.

"È abbastanza spiacevole e triste in effetti", ha detto Afriyie.

(Tradotto da Luca Fratangelo in redazione a Danzica, in redazione a Milano Gianluca Semeraro)

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