Cop26, politici escono di scena, occhi puntati su finanziatori

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COP26 a Glasgow

GLASGOW (Reuters) - Con i leader che hanno lasciato Glasgow dopo i diversi interventi alla conferenza sul clima delle Nazioni Unite in Scozia, l'attenzione si sposta ora sulle tesorerie di Stato e su aziende e finanziatori responsabili dell'attuazione degli impegni per ridurre le emissioni e costruire le infrastrutture.

Uno degli obiettivi principali dei colloqui della Cop26 è quello di assicurarsi che un numero sufficiente di Paesi si impegni a ridurre le emissioni di gas serra -- perlopiù quelle causate dagli onnipresenti combustibili fossili -- per evitare i peggiori disastri climatici tentando di mantenere l'aumento della temperatura globale a 1,5 gradi centigradi.

Ma sulle modalità per rispettare esattamente tali impegni, in particolar modo nei Paesi in via di sviluppo, si sta ancora lavorando. Saranno necessarie soprattutto ingenti quantità di denaro.

Tra le questioni più spinose rientra comprendere chi dovrebbe effettivamente pagare e come incanalare i fondi attraverso il sistema finanziario in maniera rapida ed efficace. Uno degli obiettivi principali sarà quello di attirare una maggiore quantità di denaro dal settore privato.

Tali questioni sono così importanti che gli organizzatori hanno dedicato l'intera giornata di oggi alla loro discussione da parte di dirigenti e leader della finanza pubblica.

La Glasgow Financial Alliance for Net Zero -- un gruppo ombrello che comprende tutte le principali banche occidentali, nonché compagnie assicurative e gestori patrimoniali -- ha annunciato che le aziende responsabili della gestione di 130.000 miliardi di dollari di capitale, che corrispondono al 40% delle attività finanziarie del mondo, hanno firmato per farsi carico della "loro parte" nell'ambito del processo di decarbonizzazione.

Mark Carney, inviato Onu per il clima che ha messo insieme l'alleanza, ha detto che è necessario trovare modi creativi per destinare il denaro privato in maniera mirata in investimenti che facciano progredire verso l'obiettivo di emissioni zero di gas serra entro il 2050 auspicato dall'Onu.

"Il denaro c'è, ma ha bisogno di progetti allineati all'obiettivo di emissioni zero e (poi) ci sarà modo di trasformarlo in un circolo virtuoso molto, molto potente -- e questa è la vera sfida", ha detto al summit.

NECESSARI 100.000 MILIARDI DI DOLLARI

Carney ha affermato che secondo le stime saranno necessari 100.000 miliardi di dollari di investimenti nei prossimi tre decenni.

"Abbiamo bisogno di strumenti finanziari misti che non mobilitino frazioni di capitale privato rispetto al denaro pubblico, ma multipli ... a doppia cifra", ha aggiunto. "Ci sono strumenti in fase di sviluppo che sono in grado di farlo, abbiamo bisogno di ampliarli drasticamente"

Tuttavia, le possibilità di mobilitare tali quantità di denaro sono destinate a diminuire se i singoli Paesi non riusciranno a espandere collettivamente a Glasgow i target di riduzione delle emissioni.

L'inviato degli Stati Uniti per il clima John Kerry ha detto nel corso della riunione dei sindaci del mondo che gli impegni presi finora forniscono al pianeta solo il 60% di possibilità di limitare il riscaldamento a 1,5 gradi centigradi.

Kerry ha affermato che circa il 65% del Pil globale è attualmente coperto da piani attuabili in materia di cambiamento climatico. "Ciò significa che il 35% non lo è. E non possiamo farcela senza quel 35%".

Il ministro delle Finanze britannico Rishi Sunak ha concesso alle aziende del Paese fino al 2023 per definire i piani che permetteranno il passaggio a un'economia a basse emissioni di carbonio, corredati di obiettivi intermedi.

La Gran Bretagna si è impegnata a destinare 100 milioni di sterline per rendere i finanziamenti per il clima più accessibili ai Paesi in via di sviluppo e contribuire a incrementare il volume delle "obbligazioni verdi" per finanziare progetti che tutelino l'ambiente.

(Tradotto in redazione a Danzica da Michela Piersimoni, in redazione a Milano Sabina Suzzi)

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