COP27 ai supplementari. Blocco sul fondo di riparazione

Il paradosso di "big" come Cina, Arabia Saudita e Russia: "paesi in via di sviluppo" esenti dai contributi

COP27 arenata e a rischio fallimento per il paradosso dell'esenzione dai contributi per il clima per paesi come Cina, Russia e Arabia Saudita, ancora considerati come "in via di sviluppo" in base alla Convenzione ONU sui cambiamenti climatici del 1992, ma da allora ascesi al rango di potenze economiche mondiali di primo piano. Nelle loro mani, ormai, la bozza avallata dai partner occidentali per creare il fondo di riparazione dei danni climatici, richiesto dai paesi più danneggiati.

Timmermans: "La UE farà la sua parte, ma la base dei donatori deve essere ampliata"

Le speranze espresse dal Ministro neozelandese del cambiamento climatico, James Shaw, che nella notte parlava di "accordo vicino", si scontrano però con la reticenza dei nuovi grandi attori dell'economia e dell'inquinamento globali: a Pechino, Mosca e Ryad, il vicepresidente della Commissione europea Timmermans ha chiesto di fare di più. "La UE farà la sua parte", la posizione in sostanza espressa anche alla piazza, "ma la base dei donatori deve essere ampliata".

Tempo scaduto: il consenso appeso al filo dei supplementari

Lo status di "paesi in via di sviluppo" riconosciuto a Cina, Russia e Arabia Saudita dalla Convenzione ONU del 1992 permette loro anche di attenersi ad obiettivi meno rigorosi in materia di emissioni e di riduzione di gas serra. Elaborato sulla base di una proposta dell'Unione Europea, il testo circolato nella notte propone l'istituzione del fondo di riparazione chiesto dai paesi più danneggiati entro un termine di due anni e apre alla possibilità di una collaborazione come la Banca mondiale. Il tempo regolamentare per trovare un accordo è però ormai già scaduto: ultima spiaggia per centrarlo, i supplementari che la COP si è concessa, non avendo raggiunto il consenso entro i tempi previsti.